Sicurezza
Salvati dal peschereccio che affonda. «Mio padre non voleva lasciarlo, l’ho buttato in acqua io»
Massa Carrara, il racconto di Gaetano Costa, il giovane armatore del peschereccio affondato al largo del Cinquale. La cooperativa Scirocco: raccolta fondi per la famiglia
Massa-Carrara. Un peschereccio di 17 metri comprato due anni fa, quando Gaetano aveva compiuto 18 anni. Un investimento, padre e figlio decidono di mettersi in proprio e continuare la tradizione di famiglia con un’imbarcazione tutta loro, la Nuova Anna Maria. Ce n’è voluta di forza al giovane Gaetano Costa, venerdì all’alba, per convincere il padre Antonino a indossare il salvagente che gli aveva porto e aiutarlo a salire sul pattugliatore della Guardia di Finanza, che li aveva raggiunti al largo del Cinquale. «La paura è stata tanta, mio padre sino all’ultimo non voleva abbandonare la barca. Pensavamo di non farcela. Poi abbiamo visto la vedetta e ci siamo un po’ rincuorati. In quel momento ho preso forza e ho buttato mio padre a mare. Subito dopo mi sono buttato anch’io. Ho raggiunto la vedetta e mi sono aggrappato al bordo».
Il guardacoste G214 in forza alla Finanza di Marina di Carrara aveva raccolto il may day lanciato dal peschereccio, che in pochissimo tempo ha imbarcato una quantità d’acqua tale da non poter essere salvato: «Hanno provato in tutte le maniere – racconta Stefano Agnesini, presidente della cooperativa Scirocco, di cui la Nuova Anna Maria faceva parte – L’ipotesi è che si sia aperta a poppa, forse per un cedimento. Non ci sono stati urti, questo sembra sicuro. E che paura ho avuto anch’io – aggiunge Agnesini – Essendo in cala ho pensato che stessero riposando, oppure uno dei due poteva essere sotto coperta. Quando ho saputo che erano entrambi salvi ho tirato un sospiro di sollievo».
L’armatore del peschereccio, specializzato nella pesca a strascico, era il giovane Gaetano, suo padre Antonino (43 anni) il comandante motorista. Il peschereccio è affondato all’alba di venerdì a tre miglia dalla costa del Cinquale. «È, meglio era, il mezzo di sostentamento della famiglia», sussurra Agnesini. Pescatori da generazioni, nella natia Termini Imerese anche l’altro figlio di Antonino esercita l’attività di pesca.
«Oggi – dice Gaetano – abbiamo riacquistato un po’di lucidità e vogliamo ringraziare a nome di tutta la famiglia gli uomini che ci hanno salvato la vita. Grazie per il supporto nella fase di salvataggio e anche dopo, sino allo sbarco a Viareggio. Ringraziamo il comandante di reparto, il comandante e tutto l’equipaggio a bordo del guardacoste G214 “Finanziere Rocca».
«Mi unisco ai ringraziamenti anche io – aggiunge Agnesini – e lo faccio sia come presidente della cooperativa Scirocco che come presidente provinciale di Confimitalia Massa-Carrara. È la prima volta che mi capita di trovarmi di fronte ad un problema così grande in mare. Dalle prime notizie non sapevamo se Gaetano e Tony fossero vivi, ma paura e tensione si sono dissolte appena saputo del salvataggio».
Ora c’è da pensare al futuro. A come aiutarli. «Cercheremo di aiutarli per quanto ci sarà possibile. Daremo loro tutto il supporto psicologico, e anche legale, di cui avranno bisogno. Vogliamo che reagiscano, che non si sentano impotenti. Di sicuro non sono soli. Stiamo pensando ad una raccolta fondi».
Alla capitaneria di Marina di Carrara «non abbiamo pescherecci per la pesca a strascico. Ho chiesto ad Antonino se gli potrebbe andar bene un’imbarcazione più piccola, per la pesca a retine. E mi ha detto di sì». Non è ancora stata individuata, ma in una maniera o nell’altra il mondo dei pescatori intende dare una mano alla famiglia Costa. —
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