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Il Duce, Hitler, la passione per le armi: ecco chi è l'uomo che aveva un arsenale nella villetta di Massa
Del Bergiolo, arrestato dopo aver tentato di vendere un missile ed essere il capo di un gruppo di trafficanti legati all'estrema destra è originario di un paese apuano. Le armi erano nella casa di famiglia, ora vuota
MASSA. Chi poteva dirlo che un missile aria-aria ritrovato a Gallarate portasse gli investigatori a scoprire un arsenale in una casina al margine del bosco ad Antona, frazione sopra Massa? È la seconda abitazione di Fabio Del Bergiolo, 60 anni di Gallarate ma originario di Antona, l’uomo finito in manette una settimana fa dopo le indagini che hanno portato a scoprire a Gallarate, dove vive con la madre, un deposito di armi riconducibile al mondo dell’estrema destra. E risalendo la filiera del missile gli investigatori della polizia torinese, che ha messo in piedi l’indagine, sono arrivati a Massa, dove Del Bergiolo ha la casa di famiglia. E dove conservava fucili d’assalto, bombe, un arco e materiale video filo nazista.
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Del Bergiolo è un ex ispettore delle dogane specializzato nell'antifrode, paradossalmente finito nei guai nel 2003 per una truffa messa in atto quando era in servizio a Malpensa. Candidato al Senato con Forza Nuova nel 2001, e non eletto (611 voti), l’aspirante senatore ha radici ben piantate nel territorio apuano, terra natale della famiglia. Durante l'operazione nell'appartamento in Lombardia, dove viveva con la madre, era stato trovato un grande arsenale, ma anche materiale e simboli nazisti.
A Del Bergiolo gli investigatori arrivano per i legami con il mondo neo fascista, con i foreign fighters italiani impegnati nel conflitto del Donbass. Battaglione Azov, sponda fascista. Alcuni mesi fa proponeva a uno degli ex miliziani, tramite un intermediario, l’acquisto del missile. Ma dall’altra parte prevalse la cautela vista la pericolosità dell’affare. L’ex doganiere però è a sua volta intermediario, incaricato di vendere il missile per conto terzi data la sua passione per le armi.
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Gli investigatori però sono andati più a fondo. A casa sua a Gallarate vengono trovate pistole e armi d’assalto, gingilli che il suo avvocato minimizza, paragonandoli al patrimonio di «un collezionista illegale di reperti archeologici o di quadri». La tesi è: roba illegale, sì, ma non per scopi sovversivi.
Arrestato insieme ad altri due, lui dal carcere non collabora. La pista però è calda e porta chi indaga dal varesotto ai piedi delle Apuane.
A metà pomeriggio di venerdì la piccola comunità ai piedi del monte di Antona si accende di luci blu. Sono i poliziotti della Digos torinese coadiuvati dai colleghi locali, che si apprestano a perquisire l’appartamento di famiglia di Del Bergiolo.
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E quello che cercavano lo trovano. Gli agenti hanno messo sotto sequestro un fucile Sig Sauer modello 550, un machete, un arco Compound con 13 dardi, una pistola, un treppiede per mitra, una balestra, una cassetta con 11 ordigni inerti tra bombe a mano e mortai, munizioni di vario calibro. Niente male per una pacifica villetta non indipendente usata come rifugio occasionale per respirare di tanto in tanto l’aria delle radici.
Appeso a muro, nell’insospettabile armeria ad Antona, c’è anche il nume tutelare dell’ispirazione politica di Del Bergiolo. Benito Mussolini, il duce, benedice idealmente l’accumularsi di materiale bellico nella casina di famiglia. Ma non solo: i poliziotti ritrovano 34 dvd su "Hitler e il terzo Reich" 13 videocassette sul "crollo del mito" dell'Urss e sul "Trionfo della Volontà". Un luogo dove ritirarsi a pensare.
Quello tra Del Bergiolo e Antona pare fin qui un legame piuttosto casuale, legato alle origini e niente più. Gli ispettori locali non monitoravano la sua presenza sul posto, che pur non assidua aveva una sua poco sistematica frequenza. E di legami con l’estrema destra locale, anche con quella del passato, al momento non ne vengono fuori.
L'obiettivo della Digos è capire quali sono stati i canali di approvvigionamento. E' stata attivata l'Interpol. L'Fbi, in contatto con l'Ucigos, ha assicurato che farà la sua parte per quel che riguarda le armi di fabbricazione statunitense.
Un mercante di armi con una discreta esperienza nel settore - girava infatti fiere e scriveva per riviste specializzate - e con entrature di vario tipo nell’ambiente. Questo il ritratto di Del Bergiolo finora composto da chi indaga, un mercante secondario, per certi versi anonimo, che per vendere missili mandava messaggi tramite whatsapp senza la cautela di celarsi nel deep web.
Le armi toscane sono state sequestrate e portate in Piemonte, dove verranno esaminate e messe in relazione con gli altri ritrovamenti. —
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