Il Tirreno

il comitato acqua di tutti 

Sulle tubature in cemento amianto le informazioni sono segrete

Camilla Palagi

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«Per la vostra sicurezza è meglio che non ne sappiate nulla». Potrebbe riassumersi così la risposta che l'Autorità idrica toscana ha fornito ai cittadini che chiedevano di conoscere i tratti del comune di Massa interessati da tubature in cemento amianto. Tubature che tutt'oggi, nonostante la messa a bando dell'amianto e di tutti i prodotti che lo contengono, continuano a trasportare acqua da un luogo all'altro. Magari dai monti fino al mare, per quel che ne sappiamo.

Le ipotesi possono essere delle più buie considerato che l'ente non intende rilasciare informazioni sulle reali condizioni della rete idrica locale. Quelle che agli utenti potrebbero dare un'idea della qualità dell'acqua che sgorga dai loro rubinetti. E conseguentemente del livello di tutela della loro salute. Il tutto, strano ma vero, per una questione di sicurezza.

Alla richiesta di accesso agli atti effettuata da alcuni cittadini, Ait rimpalla a Gaia S.p.a. eventuali responsabilità di parametri sforati legati all'amianto disperso.

Precisando che «Gaia è tenuta a rispettare tutte le normative previste per garantire la sicurezza dei lavoratori ed i protocolli manutentivi previsti per legge». Di protocolli e documentazione, però, i comuni cittadini non sanno nulla. Perché «per motivi di sicurezza questa autorità non diffonde cartografie e informazioni di dettaglio» legate al servizio idrico integrato.

Ma da quando essere informati rende insicuri? Sostituire per intero le tubazioni non è una priorità. Ait specifica che «la sostituzione delle condotte, salvo manutenzioni straordinarie necessarie a garantire il servizio, pare non essere a priori una prassi corretta». E che «viceversa la rimozione e lo smaltimento di materiali contenenti amianto risulta un problema acclarato dal punto di vista dell'ambiente e della salute dei lavoratori». In estrema sintesi secondo l'ente la rimozione dell'amianto potrebbe provocare più danni dell'esposizione all'amianto stesso. «Invocare la sicurezza per una mappatura a interesse comune mi sembra l'ennesima forma di arroganza a danni di utenti che pagano un servizio con le tariffe tra le più care d’ Italia» – commenta Alfonso Baldi del comitato Acqua di tutti e referendum per Gaia pubblica. «Nonostante 105 milioni di nuovo prestito non è stato messo a bilancio nessun investimento per la sostituzione di queste tubature obsolete e pericolose. Sappiamo che a Massa ne sono presenti 3,5 km ed interessano il viale Roma e via Minuto. Ma se dalla tubatura del viale Roma partono diramazioni per i quartieri vicini, quanti utenti sono interessati da quest'acqua? Crediamo che l'unica sicurezza nazionale sia la vera ripubblicizzazione delle acque. Togliendo l'acqua dalla logica del ricavo e avendo una gestione con ente pubblico e con la partecipazione dei cittadini». —

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