La manifestazione
«Depuratori e acqua totalmente pubblici per evitare altri divieti»
MASSA. Che fare per scongiurare futuri divieti di balneazione come quelli che hanno interessato la costa apuana la scorsa settimana? Andando a una gestione totalmente pubblica dei servizi idrici. È il senso dell’appello che il “Coordinamento dei comitati e delle associazioni per la depurazione” (di cui fanno parte: Adic Toscana, Movimento consumatori nazionale, Movimento consumatori Toscana, comitato Acqua alla gola, comitato Cittadini e Ambiente di Massa Carrara, comitato Acqua di tutti, comitato Cittadini della Partaccia, Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua,associazione Phoenix Cinematografica) rivolge agli operatori turistici della zona.
I divieti di balneazione (in 41 bagni) ordinati dai sindaci dopo che l’Arpat ha rilevato forti cariche batteriche nelle acque marine – dice il coordinamento – generano una situazione «ingiusta per i cittadini e per i turisti ai quali viene negato il diritto di godere a pieno del mare per la cui fruizione hanno pure pagato, lede i diritti dei campeggiatori, dei balneari, di tutto il comparto turistico e del suo indotto, con danni rilevanti all’economia locale». Dopo questi episodi, argomenta ancora il coordinamento dei comitati «non sono i servizi sui media e le “paginate” sui giornali in cui si mette in evidenza che il divieto di balneazione non esiste più a tranquillizzare la cittadinanza. Deve essere chiaro che se i problemi non vengono davvero risolti, il fuoco sotto la cenere continua a bruciare. Fino al prossimo divieto».
E allora ecco l’appello agli operatori turistici e alle associazioni di categoria «perché si lavori seriamente a un percorso comune affinché Regione, Comuni ed istituzioni competenti affrontino una volta per tutte il problema dei depuratori gestiti da Gaia Spa in un’ottica di costi-benefici, in termini ambientali, sociali ed economici. Si valuti, cioè, in tutta trasparenza, se non sia arrivato davvero il momento di andare a una gestione totalmente pubblica del servizio idrico integrato, partecipata dai cittadini, non centralizzata, ma organizzata per bacini idrografici, realizzata attraverso l’affidamento del servizio ad enti di diritto pubblico e non di capitale, che perseguano finalità sociali e ambientali e non generino profitti sull’acqua pubblica». —
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