Il Tirreno

la protesta 

«Quelle installazioni sono il cimitero delle Apuane»

Camilla Palagi
«Quelle installazioni sono il cimitero delle Apuane»

Massa, manifestazione degli ambientalisti contro la rassegna Water+Marble Experience. Inquinamento delle sorgenti, marmettola nei fiumi e polveri sottili nel mirino 

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MASSA. Parlano lingue diverse, ambientalisti e industriali apuani. Guardano nella stessa direzione ma attribuiscono significati quasi opposti a ciò che li circonda. Eppure entrambe le categorie parlano di amore per la città.. Piazza Aranci in questi giorni è teatro di un'esposizione co-organizzata dal Comune di Massa e da molti concessionari di cave, la Water+Marble Experience. In centrosono allestite delle installazioni che puntano i riflettori su alcune opere realizzare con il marmo delle Apuane. Loro, gli industriali, in quei blocchi squadrati vedono arte, «una galleria d'arte a cielo aperto», hanno illustrato in conferenza stampa. Gli altri, gli ambientalisti, guardandoli riconoscono pezzi delle montagne: «Un cimitero delle Alpi Apuane», hanno definito quelle installazioni in occasione della protesta organizzata ieri mattina da Italia Nostra sotto il municipio. Da un lato gli industriali parlano di amore per il territorio perché l'escavazione del marmo comporta la creazione di posti di lavoro importanti per un comune che soffre costantemente per la loro carenza. Dall'altro lato gli ambientalisti parlano di amore per la comunità, perché difendono la terra, i fiumi, i mari, l'aria, ciò che ad oggi risulta costantemente inquinato. E non si tratta solo di una questione romantica, spiegano i secondi, di mezzo c'è anche la matematica e la razionalità. «Quel 3% di territorio su cui insistono le cave – è intervenuto Alberto Grossi – provoca l'inquinamento delle nostre sorgenti d'acqua che piene di marmettola arrivano fino al mare. Per depurarle i cittadini pagano a Gaia dai 300 ai 400 mila euro l'anno. Se è vero che queste persone amano la città dovrebbero garantire l'incolumità della cittadinanza. Potrebbero farlo, dati i profitti che traggono dall'escavazione: il rapporto fra utili e fatturati dichiarati arriva in alcuni casi a sfiorare il 40%. La Coca Cola, multinazionale delle multinazionali, non arriva ad un rapporto del 3%».

Acqua più marmo, uguale ricchezza o marmettola? Franca Leverotti del Grig contesta i confini "fluidi" del Parco delle Apuane: «Qualche mese fa è stata evidente la collusione fra amministrazione e concessionari. Un geologo ha disegnato un confine del parco sbagliato, definendo zona di escavazione 2.400 metri di terreno dell'area parco e consentendo la estrazione di 21 mila metri cubi di marmo in zona protetta. E cos'ha fatto il parco? Ha allargato il confine. Un'operazione di bassa politica che non è passata dal consiglio regionale, quindi è illegale».

Gli industriali valorizzano una parte, una fetta, un blocco. In cambio ottengono utili e offrono occupazione. Gli ambientalisti vedono l'insieme. Durante la manifestazione parlano dell'importanza di difendere l'acqua dalla marmettola, l'aria dalle polveri sottili, la montagna dal rischio idrogeologico. In cambio non hanno utili da distribuire. Si appellano al futuro, a che cosa troveranno un domani, a Massa, le nuove generazioni. Entrambe le categorie parlano di amore, ma non lo vivono allo stesso modo. I secondi lo interpretano più come l'autore Antoine de Sain-Exupéry quando scriveva: "Il vero amore comincia quando non ci si aspetta nulla in cambio". —

Camilla Palagi

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