Il Tirreno

Sartoria Sarzana annuncia la chiusura 22 lavoratori verso il licenziamento

Sartoria Sarzana annuncia la chiusura 22 lavoratori verso il licenziamento

Il gruppo LarusMiani parla di “perdita di fatturato” di 700mila euro. I sindacati: in realtà stanno delocalizzando la produzione

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MASSA. Come una frana lenta ma inesorabile: la storica vetreria Bonini chiude, le ristoratrici del Bistrot (gruppo Autogrill) rischiano il posto; suona l’allarme occupazione alla Sanac (140 dipendenti più l’indotto), chiude i battenti la Sartoria Sarzana, erede della Clad. Intanto, le statistiche Isr del Rapporto Economia dicono che i negozi in provincia (anche quelli son posti di lavoro) chiudono a decine ogni anno. È di nuovo emergenza occupazione a Massa Carrara (o forse non è mai finita). Ma l’elenco è già da aggiornare. Con la crisi all’ex Quasar, oggi Iridium, marchio conosciutissimo dell’industria dei detergenti ( di cui parliamo nell’articolo a fianco).. E con l’annunciata chiusura della Sarzana Srl. sartoria erede della Clad, a sua volta “costola” della gloriosa “D’Avenza”. Qui, nella sede di via Acquale, in piena zona industriale (mille metri quadrati non lontano dalla multisala Splendor), tremano 22 lavoratrici. La proprietà, ovvero il gruppo LarusMiani di Milano ha annunciato la volontà di andare a licenziare tutte le maestranze a causa di una “crisi di mercato”.

Una doccia fredda per il reparto tessile apuano. «Lunedì scorso – dice Daniela Piras, segretaria nazionale del comparto tessile della Uil, quando la proprietà dell’azienda Sarzana srl, attività storica che fonda le sue radici nella vecchia D’Avenza, ha comunicato l’intenzione di chiudere l’attività e lasciare a casa 22 lavoratrici. Erano 24 ma due si sono dimesse volontariamente. Una decisione assolutamente incomprensibile in una fase di trattativa in cui si stava discutendo di riorganizzazione e ripartenza».

La Larus Miani, marchio con sede in via Montenapoleone a Milano, «sostiene di aver perso circa 700mila euro di fatturato e di essere in deficit per circa un milione di euro, ma ha sempre rifiutato un incontro diretto con i sindacati». La segretaria nazionale Piras porterà la vertenza a livello nazionale, invitando Cgil e Cisl a fare una lettera congiunta per chiedere un incontro con la proprietà di Milano.

«Una situazione drammatica – dice a sua volta Nicola Del Vecchio, della segreteria provinciale della Cgil – l’annuncio della cessazione dell’attività della sartoria di via Acquale rischia di portare alla dosoccupazione altre 22-23 persone, in questo caso quasi tutte donne e con altissima professionalità». Lo stop della produzione nella sartoria massese non sembra però legato a una situazione di crisi della proprietà. «Anzi: il gruppo Larus Miani, uno dei simboli del Made in Italy nel campo della moda e dell’abbigliamento, continua la sua attività. Solo, da quanto abbiamo capito, avrebbe deciso di de-localizzare la produzione sartoriale per abbattere i costi». «Sospettiamo che i capi di abbigliamento che continuano ad approvvigionare i negozi di via Montenapoleone verranno da altri stabilimenti», conferma Piras dalla Uil.

Ieri mattina, c’è stata unaassemblea con i lavoratori, i sindacati intanto fanno appello ai sindaci di Carrara e di Massa per chiedere un loro intervento sulla proprietà. —C.F.



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