Il Tirreno

Il divieto non c’è ma ci sono le ruspe, lavori in corso sulla spiaggia di Poveromo

Il divieto non c’è ma ci sono le ruspe, lavori in corso sulla spiaggia di Poveromo

In un tratto i tuffi sono off limits, ma perché c’è la draga. Gazzoli: quei lavori servono. E sui colibatteri: un tavolo subito

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MASSA. Ci sono 41 stabilimenti balneari in cui in acqua non puoi mettere un piede perché Arpat, nei campioni prelevati lunedì, ha beccato colibatteri. Batteri fecali presenti in percentuali ben superiori a quelle consentite dalla legge. Cartelli di divieto anche in quel di Carrara (seppur in un tratto breve e in cui non insistono stabilimenti) e a Cinquale dove i tratti in cui il bagno è vietato sono due. . Non il massimo per un territorio che ambisce a rilanciarsi come meta turistica tanto più che nel tratto, all’altezza di Ronchi Poveromo, in cui il bagno si può fare perché di colibatteri non ce ne sono, tocca comunque sudare: ad impedire tuffi e nuotate lì ci pensa la rete arancione con cui il Comune delimita l’aria di cantiere per i lavori di riprofilatura della costa. La draga prende sabbia dai banchi al largo e la getta in battigia: niente bagno e niente tintarella a riva.

Stefano Gazzoli, titolare del bagno Sara e presidente regionale dei balneari Confesercenti, sa bene che quei lavori in piena stagione turistica sono un fastidio bello e buono, ma in quel cantiere vede pure del positivo: «Un intervento di questo tipo - spiega - non è mai stato fatto. È importante valutarne i risultati, per comprendere se possa essere riproposto per i ripascimenti». Se i lavori - per parafrasare - andavano fatti, altra cosa sono i divieti: «I divieti - spiega Gazzoli - vengono posti nel 90% dei casi in zone limitrofe agli sbocchi a mare e solitamente dopo eventi burrascosi. I torrenti aumentano la loro portata e trasportano a mare tutto quello che è sul fondale e tutto quello che “involontariamente” è stato lasciato sugli argini. La mattina successiva, a temporale avvenuto, ci siamo ritrovati a riva con bagnini e trattori per la raccolta del lavarone». Per Gazzoli il territorio va guardato nella sua interezza: «I torrenti sono diventati color latte durante il temporale e questa macchia bianca è arrivata al mare. L’esperienza del connubio Marmo e Acqua - ironizza sull’evento dell’estate - non avevo capito fosse da fare durante il bagno in mare. Perdonatemi la battuta - smorza - non sto puntando il dito, ma cercando collaborazione. La volontà propositiva Gazzoli vuole mettercela: «Chiedo al consorzio di bonifica e all’amministrazione un tavolo in cui si stabiliscano le competenze, anche economiche. Il controllo dei torrenti è di competenza del Consorzio: comprendendo ogni difficoltà, non ci si può sottrarre alle responsabilità. È possibile fare in modo che il Consorzio aiuti il Comune contribuendo a sostenere i costi per lo smaltimento del rifiuto speciale (lavarone ndr)». All’amministrazione Gazzoli chiede più controllo proprio ricordando il colore dei torrenti durante il temporale.

Per Sergio Chericoni, presidente provinciale di Confartigianato, «il superamento dei livelli batterici potrebbe dipendere dalle forti piogge che hanno sovraccaricato gli impianti di smaltimento e portato in mare una gran quantità di sostanze che erano in sospensione. Un fenomenoche doveva essere evitato. Dal 2012 la Regione ha finanziato, con un accordo di programma, una serie di interventi. Alcuni realizzati, altri no. Inaccettabile il divieto di balneazione che sta comportando un enorme danno alle attività turistiche e commerciali . La delicata situazione deve essere approfondita immediatamente. Pertanto chiediamo alla Regione T un celere intervento per il potenziamento dei depuratori e degli allacci. E nel contempo sollecitiamo i Comuni ad intervenire sul contrasto agli scarichi abusivi». Da Chericoni l’invito ad evitare gli allarmismi e a ricollegare i divieti a specifici fenomeni metereologici.

Banditi gli allarmismi anche da Lorenzo Marchetti, presidente regionale Cna balneari che cerca la via della collaborazione: «Non serve la caccia alle streghe, servono tavoli per affrontare e risolvere i problemi». 
 

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