Il Tirreno

l’analisi 

«Colpa delle forti piogge ma il sale uccide i batteri»

Manuela D’Angelo
«Colpa delle forti piogge ma il sale uccide i batteri»

Il direttore tecnico di Gaia: con i temporali, flusso di acque non depurate E assicura: in 24 ore il mare e le correnti abbattono la carica

3 MINUTI DI LETTURA







Imporre il divieto di balneazione nei punti di mare specificati da Arpat, perché inquinati da colibatteri, era un dovere dell’amministrazione. Un obbligo a cui nessun sindaco avrebbe potuto sottrarsi. Anche le tempistiche dei prelievi effettuati da Arpat sono regolari, sebbene avvenute a poche ore da un fortissimo temporale estivo, perché così vogliono le nuove normative in materia di campionamento delle acque di mare. Ma una domanda sorge spontanea a tanti in queste settimane in cui lo sforamento dei colibatteri è frequente: è così normale che nell’acqua del mare, ogni volta che piove, ci finisca di tutto? È regolare che i depuratori non funzionino come dovrebbero? E che ci siano ancora cittadini non allacciati alle fognature che scaricano nei fiumi? Solo ad alcune di queste domande risponde il direttore tecnico di Gaia Francesco Di Martino: «Io posso tracciare un quadro tecnico e confermare che, in linea di massima, è abbastanza normale che i depuratori non riescano a reggere quando si verificano eventi eccezionali, come la bomba d’acqua di domenica scorsa. I nostri depuratori, come tutti quelli presenti sulla costa, da Viareggio a Carrara, possono trattare un certo volume di acqua, più o meno due tre volte la portata media, ed è ovvio che, sforando questo volume, non tutta l’acqua che finisce in mare è depurata. Il fenomeno delle grandi piogge poi - continua Di Martino - provoca un vero e proprio lavaggio del territorio: si lavano strade, aie, giardini e tutto convoglia in mare. Le fognature vanno in pressione e molti cittadini non sono neanche coperti dalle reti fognarie. È ovvio che tutto questo provoca un flusso di acque non depurate, perché uscite dal controllo dei depuratori, che si riversa in mare».

«L’acqua rimane inquinata - continua Gaia- per meno di 24 ore. È la salinità del mare che permette di abbattere in brevissimo tempo i batteri fecali. Poi le correnti fanno il resto. Per questo, nella maggior parte dei casi, quando Arpat ripete le analisi dopo 48 ore, le acque risultano pulite». Soluzioni? «Ovviamente investimenti sui depuratori, per aumentale la capacità volumetrica delle acque da trattare e investimenti sulle reti fognarie. Lavori che non si realizzano in un anno».

Se tecnicamente è difficile intervenire, quindi, se non con costosi lavori strutturali, politicamente, forse, qualcosa si potrebbe fare per combattere gli sversamenti abusivi e favorire la pulizia di fossi, canali e tombini, con più controlli e una pianificazione specifica. Su questo l’amministrazione è stata chiamata a rispondere più volte, anche da operatori balneari e campeggiatori. Il divieto di balneazione, nel momento in cui scriviamo, è ancora attivo in 41 stabilimenti balneari, tra Ronchi e Marina di Massa, fino a Cinquale: tra gli operatori balneari c’è tanta preoccupazione per una stagione balneare che sembra davvero nata sotto una cattiva stella: «Aspettiamo i risultati delle contro analisi- dice l’assessore comunale all’ambiente Veronica Ravagli - Al massimo sabato mattina vorremmo togliere i cartelli di divieto». — Altri servizi a pag 11

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Italia

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web