Sicurezza
«Tra i clienti professionisti turisti, anziani e giovani»
massa. «Sono contento di essere qui, è stato un lavoro importante anche perché in questo periodo alla procura, anche per questioni di organico, siamo un po’ oberati. I carabinieri hanno lavorato bene, ho avuto modo di apprezzarlo anche dalle piccole cose. Siamo consapevoli che non è un’attività che risolve il problema prostituzione, ma è un segnale importante». Con queste parole commenta l’operazione “Poppea” il procuratore Marco Mansi, che ha coordinato le indagini.
Soddisfazione condivisa con il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Massimo Rosati: «Non siamo qui a fare proclami, ma vogliamo fare capire chiaramente che nella lotta alla prostituzione ci siamo. Credo che sia una cosa importante, le strade e i clienti aumentano in questo periodo».
Il nome dell’operazione, dal secondo nome dell’imperatore romano Nerone, in realtà è un rimando al nome della più conosciuta delle prostitute brasiliane che vivevano nel condominio. E sul ruolo avuto dalle brasiliane nell’indagine si spende anche il colonnello Tiziano Marchi: «Abbiamo raccolto testimonianze molto puntuali, quando hanno capito per cosa chiedevamo informazioni hanno collaborato attivamente. Con informazioni riscontrate».
E il giro di clientela ricostruito era piuttosto largo. Dal libero professionista al padre di famiglia, gente di tutte le età: dal ragazzo all’anziano.
Il giro che però si era messo in piedi fruttava bene, spiega Marchi: «In un anno 35mila euro, per i 6 appartamenti che abbiamo valutato. La struttura adesso è sotto sequestro, ma ha un valore stimato di circa 4 milioni di euro. Il proprietario passava parte della settimana qui e parte a Milano. Qui aveva rapporti con i prestanome, che a volte erano anche fidanzati delle ragazze». —
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