Gioco
Scoperto il condominio della prostituzione Immobiliarista affittava a trans brasiliane
Il canone concordato era quello turistico, ma non pagava la tassa di soggiorno al Comune. Un giro che durava da dieci anni
Da un auto in fiamme dentro a un fosso alla scoperta del condominio dell’amore a pagamento a Marina di Massa. Hanno fatto un giro largo i carabinieri del nucleo investigativo di Massa-Carrara e del Norm di Massa con le loro indagini, che ha portato a scoprire un giro di prostituzione particolare: un uomo, originario di Milano, affittava appartamenti a scopo turistico a delle prostitute brasiliane transessuali clandestine, utilizzando dei prestanome. Il tutto non pagando la tassa di soggiorno, prevista per il turismo, al Comune.
Per scoprirlo però si è partiti da un’auto in fiamme in una notte di gennaio. Sei mesi fa infatti i carabinieri di Marina di Massa hanno fermato un uomo a cui era stata rubata un’auto e nella fuga era finito nel fosso con l’auto in fiamme. Un’insospettabile, svedese, un personaggio ben inserito, di classe sociale elevata. Le indagini proseguono a ritroso, si scopre dell’auto, delle ragazze che si prostituiscono. Si risale, pezzo per pezzo, ad almeno dieci anni di condominio dell’amore a pagamento.
Era un sistema d’affari piuttosto innovativo, eppure andava avanti da 10 anni senza dare nell’occhio. D’altronde il sistema era semplice: piuttosto che affittare a turisti veri, il proprietario dell’immobile aveva cominciato ad affittare alle transessuali. Un giro di passaparola, soprattutto nel periodo estivo, e gli appartamenti si riempivano. Undici case, con prezzi dai 500 ai 700 euro, a seconda della metratura.
L'imprenditore milanese, residente tra Massa e la Lombardia, stato raggiunto da un provvedimento cautelare di divieto di dimora in provincia: i reati contestati sono peculato (per l'omissione della tassa di soggiorno) favoreggiamento della prostituzione e della permanenza illegale sul territorio.
Il rapporto tra prostitute e proprietario però non era diretto. Tutte le trans infatti erano clandestine, con decreti di espulsione emanati ed elusi negli anni. Non potevano dunque apparire come affittuarie. Così servivano degli intermediari, nella pratica dei prestanome. Il colonnello Tiziano Marchi spiega così il loro ruolo: «Al momento di sottoscrivere i contratti prendevano un “una tantum”, un favore o qualcosa di simile. Non è che prendessero una quota dagli affitti». Ciò non toglie che questi soggetti, che sono cinque, siano stati denunciati a piede libero con le stesse accuse: favoreggiamento della prostituzione, ma non peculato.
Dietro a questo sistema c’era un vissuto difficile. Marchi si fa sociologo nello spiegarlo: «la marginalità, la zona d’ombra dove si trovavano queste transessuali attirava situazioni difficili, soggetti pericolosi». E dietro c’era un giro di spaccio legato alla prostituzione, racconti di frequenti episodi di violenza subiti dai trans, oggetto di pestaggi e rapine. Che a volte finivano sui giornali. Altre volte venivano inghiottiti dal buio dei vicoletti tra Poveromo e Cinquale. Le prostitute, che hanno collaborato attivamente e senza remore con i carabinieri, sono parti lese e testimoni. —
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