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Crisi alla Vetreria Bonini, 12 licenziati. I lavoratori: la chiusura si poteva evitare
I dipendenti chiedono aiuto al sindaco. L’azienda avrebbe commesse per 700mila euro e potrebbe continuare l’attività
MASSA. Si appellano al sindaco di Massa i 12 lavoratori della Vetreria Amedeo Bonini. Dal 1960 l'azienda si occupa di lavorare il vetro e di esportarlo in tutta Italia e da allora l'attività di lavorazione e rifinitura viene svolta in uno dei capannoni della zona industriale di via Dorsale. Un capannone che venti giorni fa è stato sigillato dal curatore fallimentare. La ditta chiude, la protesta dei lavoratori, invece, continua perché a detta loro, e sostenuti da alcuni dati, la chiusura dell'azienda poteva essere evitata. E tutt'oggi ne chiedono la riapertura.
Lo fanno davanti a palazzo civico chiedendo al sindaco Francesco Persiani di sostenerli in una battaglia che sembra chiusa come il loro stabilimento, ma che intendono riaprire a fronte dei 700 mila euro di commesse che la vetreria conserva fra gli ordini da portare a termine entro l'anno. Fino a tre giorni fa loro stavano lavorando a queste, ignari dell'imminente chiusura. Non solo.. Ripercorrendo i passaggi che hanno determinato lo stop dello stabilimento emergono alcuni dettagli che potrebbero essere importanti per riaprire la questione. Il periodo buio dell'azienda inizia infatti circa un anno e mezzo fa. In via Dorsale arriva un ordine piuttosto consistente: i dodici operai lavorano e portano a termine le commesse.
Sulla carta le richieste sono state eseguite ma i lavori non vengono pagati dai clienti, complice un problema legato a una transazione internazionale. È il primo problema, ricosrtuiscono gli stessi lavoratori, che rende l'azienda per un breve lasso di tempo piuttosto debole economicamente. Il secondo, un caso simile, si verifica dopo poco. I creditori durante l'assemblea dei soci non concedono quindi piena fiducia all'azienda. E i titolari – questa è sempre la versione dei dipendenti – decidono di anticipare l'istanza di fallimento, presentandola loro stessi e proponendo un concordato preventivo in continuità. È a quel punto che trovano un investitore deciso a partecipare all'affitto dell'azienda; lo stabilimento ha in carico un ordine di circa 700 mila euro arrivato durante i primi sei mesi di attività dell'anno. Un dato positivo perché lo stabilimento, a condizioni normali, produce un fatturato di un milione di euro l'anno.
Gli operai non comprendono quindi la chiusura e chiedono risposte all'amministrazione: «Sappiamo della possibilità di concedere l'azienda in affitto. Una soluzione che poteva avvicinare l'interesse di imprenditori locali e la possibilità di sperare in un'acquisizione e mantenere i posti di lavoro. Sappiamo di ordini importanti che potevano rilanciare l'azienda. Oggi riponiamo la speranza nell'intervento del nostro sindaco per aiutarci a riprendere il nostro lavoro». —
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