Sicurezza
Non fece carriera in banca: fa causa, ma il giudice gli dà torto
Massa, il consigliere comunale Giuseppe Cagetti ritiene di essere stato discriminato. Il tribunale del lavoro respinge: «Non fare progressioni è esperienza comune»
MONTIGNOSO. Ritiene di essere stato demansionato e per un periodo non da poco: quindici anni di carriera in banca. Si tratta del consigliere comunale Pier Giuseppe Cagetti che sostiene infatti che dal 1999 al 2017 abbia perduto delle chance lavorative perché, dopo alcune contestazioni del datore di lavoro, era stato rimosso da alcune mansioni. E chiedeva un risarcimento di oltre 300mila euro, che però il giudice Augusto Lama ha ritenuto non accoglibile. Condannandolo anche a ripagare le spese legali, 4.500 euro, all’Unicredit, l’istituto bancario per il quale lavorava.. Nel 1998 nasceva una questione tra la banca e il dipendente. Secondo il datore di lavoro era coinvolto in presunte gravi irregolarità nella gestione delle posizioni riconducibili ad un cliente della banca.
Per questo motivo le sue note di qualifica, a partire dall’anno 1999, erano state abbassate, da “ottimo” a “distinto” e a lui, pur mantenuto in servizio presso l’Agenzia “Unicredit” di Viareggio, era stata però tolta l’assegnazione al servizio gestore del portafoglio imprese ed egli era stato assegnato all’ufficio Asc (addetto al servizio clienti).
All’epoca dei fatti, cioè nel 1998, il giudice ha ricostruito come il dipendente non abbia sollevato alcuna opposizione, né in via amministrativa interna all’istituto, né in via sindacale, né tantomeno andando per tribunali. Anzi: accettò la nuova assegnazione professionale, che, tra l’altro, comportò, a suo favore la corresponsione di una voce d’indennità che in parte pesò in positivo sul suo stipendio.
La difesa del dipendente ha contestato che questa funzione lavorativa rientrasse nell’ambito dell’inquadramento contrattuale collettivo di quadro direttivo di secondo Livello nel quale l’uomo, negli stessi anni, era inquadrato, sostenendo che Unicredit lo avesse in pratica retrocesso alla mansione di semplice cassiere.
Il giudice però sostiene che quel profilo professionale prevedeva anche importanti mansioni di retro cassa, autorizzative e commerciali, come la gestione del servizio bancomat, la gestione del denaro contante dell’Agenzia, il controllo e la verifica degli assegni, l’autorizzazione allo sconfino dei conti correnti accesi presso l’agenzia.
Le parti hanno anche battagliato sulla questione della prescrizione intervenuta. La banca sostiene infatti, in questo ascoltata dal giudice, che i termini fossero scaduti. Anche se Cagetti nel 2003 mandò una mail in cui chiedeva l’assegnazione ad altra mansione lavorativa per motivi di salute.
Sono stati inoltre ascoltati numerosi testimoni, che però hanno riferito tesi che contraddicono le ragioni del ricorso al tribunale del dipendente. Il giudice fa notare che la legge italiana garantisce che «il lavoratore sia adibito alle mansioni per le quali è stato assunto, ovvero a quelle corrispondenti all’inquadramento superiore che abbia successivamente acquisito». Un diritto di “chance”, più che uno di carriera. «Il mancato ottenimento di una determinata progressione della carriera, in qualsiasi ramo delle attività di lavoro umane fa parte della normale esperienza un po' di tutti gli esseri umani», argomenta ancora Lama che infine lo condanna a rifondere le spese legali. —
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