Il dolore
Negozi, un altro anno nero E i consumatori li bocciano
In 8 anni chiuse oltre 400 attività sul territorio. «Poco cortesi, anziani e incapaci di adeguarsi alle nuove tecnologie», così vengono giudicati gli esercenti apuani
MASSA CARRARA. Il 2018 è stato l’anno nero del commercio. A Massa Carrara dal 2010 a oggi hanno chiuso mediamente 50 attività fisse all’anno, praticamente una alla settimana. In otto anni i negozi fissi che hanno abbassato la saracinesca sono stati oltre 400. La situazione più complicata si registra a Carrara con 150 negozi chiusi (-13%) e in Lunigiana (-15%), poi Montignoso (-9%) e Massa (-8%). Soprattutto sul territorio carrarese la crisi ha portato molte attività fisse a trasformarsi in ambulanti (+51%, circa +130 unità). Insomma, la città dove il commercio è più in salute rimane fuori provincia: Pietrasanta, unica realtà dove il commercio fisso è cresciuto dell’8%.
A Massa Carrara in calo tra i vari settori commerciali ci sono i frutta e verdura, le macellerie (sempre più un miraggio), librerie, cartolerie e giornali. E’ una novità, invece, la sofferenza della media e grande distribuzione che fa registrare dati negativi sia sul fronte del fatturato (-2,6%) che dell’occupazione (-6,3%). In generale il commercio provinciale ha registrato complessivamente un calo del fatturato del -3% e del -7% dell'occupazione, con differenze sostanziali tra la costa (-4,3% fatturato, -9,2% occupazione) e la Lunigiana (-2,3% fatturato, 1,6% occupazione).
La crisi del commercio è dovuta principalmente alla crescita dell’e-commerce: cioè, si acquista sempre più on line e sempre meno per strada. E la pubblicità si fa su facebook: le piccole imprese che hanno lavorato anche sui social (7 su 10 secondo i dati della Camera di Commercio) hanno un giro d’affari migliore e cali più contenuti. C’è un altro fenomeno da registrare: le botteghe battono i centri commerciali, il negozio sotto casa è ancora una comodità per il 44% degli apuani.
Commercianti “anziani”, merce spesso scadente, e poca cordialità sono gli altri dati che emergono dalle ricerche della Camera di Commercio, che quest’anno ha dedicato grande spazio anche ai consumatori. Oggi, un commerciante della provincia apuana ha un’età media di 51 anni, e negli ultimi 8 anni, l’età media dei nostri esercenti si è alzata di 2 anni, tanto che attualmente i titolari over 50 rappresentano il 53,5% della classe commerciale complessiva, contro il 44,5% del 2010. Significa che i giovani non rischiano più l'apertura di nuove attività commerciali, ma vorrebbero negozi più "moderni". Circa 1 consumatore su 2 ritiene che potrebbe aumentare il gradimento verso il negozio tradizionale se questo investisse nelle nuove tecnologie, come lo specchio digitale o la vetrina interattiva. Per molti fantascienza.
Per la prima volta l'Isr ha svolto, poi, un’indagine sui consumatori della provincia per capire le loro abitudini di acquisto e il grado di soddisfazione sull’offerta commerciale: i consumatori locali spendono mediamente poco più di 700 euro al mese, tra generi alimentari, non alimentari e ristorazione; i più "spendaccioni" sono i cittadini della costa che acquistano mediamente il 30% in più di quelli della Lunigiana. L’11% della spesa, però, viene fatta on line, con punte del 13% nell’entroterra.
Isr ha chiesto ad un campione di cittadini di dare un voto da 1 a 5 su diversi temi legati ai negozi tradizionali come: rapporto qualità prezzo, accoglienza, cortesia e professionalità del personale, orari di apertura, varietà dell’offerta commerciale e qualità. E il voto medio sui negozi non arriva alla sufficienza. —Mda
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