Il Tirreno

un anno dopo 

Il 5 luglio è una barricata Di nuovo in piazza contro l’omofobia

Camilla Palagi
Il 5 luglio è una barricata Di nuovo in piazza contro l’omofobia

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«Ci vediamo tra un anno per fare il punto della situazione». Si era conclusa così la manifestazione multicolore che lo scorso anno aveva portato in piazza Aranci più di mille persone. Diverse realtà da tutta la Toscana erano accorse a Massa in occasione dell'iniziativa organizzata dalla libreria Le Ali di Carta in sinergia con l'associazione La Fabbrica delle farfalle. Fu un successo, un’occasione politica che ha lasciato un’eredità nel tessuto sociale che ora continua a camminare sulle sue gambe in autonomia.

Era il cinque luglio 2018 e gruppi, partiti politici, collettivi, singoli cittadini quella sera avevano deciso di ritrovarsi e confrontarsi perché quella freccia con la parola “frocio”, disegnata in prossimità della porta d'ingresso della libreria di piazza Aranci, non l'avevano apprezzata. Anzi, era come se l'avessero sentita rivolta un po' anche anche verso di loro.

Tutto quella sera si ribaltò e nacque un movimento di persone unite e solidali: «se la sono presa con il frocio sbagliato», concluse ironicamente Alberto Nicolai. Questa sera, giovedì, alle 21.15, la serata si ripete. Ritrovo sempre in piazza Aranci per l'evento organizzato da ciò che oggi è il “Movimento 5 luglio – la diversità è oro”.

A partecipare una sfilza di gruppi: i Massamba, che apriranno la manifestazione con musica, danze e percussioni, la compagnia teatrale O di legno, l'associazione Benetti, la Fabbrica delle farfalle, l'Anpi, l'associazione Audre Lorde, Arpa, la 31 settembre, Astrolabio, Arci, Accademia della Pace, Magnaorecchi Rugby Old, Amnesty International.

Il sottotitolo dell'evento è “Senza giacca e cravatta” in riferimento ad alcune esternazioni fatte dal consigliere della Lega Filippo Frugoli, in vista della discussione in consiglio comunale della mozione, poi rifiutata dalla maggioranza dei consiglieri, per patrocinare l'evento del Pride di Pisa.

Ma in un anno di amministrazione di centro – destra c'è anche un'altra affermazione, in particolare, che è rimasta impressa in una parte della cittadinanza massese: «se mi dovessero chiedere di unire in matrimonio due persone omosessuali valuterei l'obiezione di coscienza».

Parole dure, anche difficili da rendere fatti, che pronunciò il sindaco Francesco Persiani a pochi giorni dalla sua elezione.

«Il mondo comunque va avanti - commenta Alberto Nicolai - Le persone si spostano di qualche chilometro e continuano a sposarsi. Poi tornano a Massa e qua risiedono. A che cosa serve, dunque, rifiutarsi di celebrare un'unione civile?».

E ancora. A quei consiglieri della Lega che durante il consiglio di lunedì hanno affermato di avere amici gay che non sentono il bisogno di scendere in piazza per il Pride, Nicolai replica: «Vorrei dire a questi amici dei leghisti che mi spiace per loro. E a i leghisti vorrei dire che se hanno amici gay dovrebbero accettarli per quello che sono». L'appuntamento è per questa sera, in piazza. Un anno dopo non si interrompe il filo di solidarietà che già un anno fa fece sentire forte la sua voce in occasione del brutto episodio di discriminazione che indignò gran parte della città.

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