Gioco
«Non so se le mie mani cuciranno ancora, per la famiglia si lotta ma il futuro fa paura»
La Clad chiude e licenzia 23 sartine. Il racconto di Roberta: eravamo simbolo di qualità, ora ci mandano a casa
sarzana. Roberta Andreani ha 45 anni, lavora alla Sartoria Sarzana, dove è una delle poche operaie specializzate del territorio apuano nel settore dell’alta sartoria artigianale; è brava, ha le mani d’oro, una eccellenza, ma venerdì scorso, assieme ad altre 23 lavoratrici, ha ricevuto la sua lettera di licenziamento.
Cgil Cisl e Uil, nel frattempo, ricevevano via pec la procedura di licenziamento collettivo, entro il 30 settembre, dovuto a chiusura aziendale con cessione di tutte le attività. «La Sartoria Sarzana, più nota come ex Clad, la coop-sartoria nata da una costola della D’Avenza, è stata la mia casa dal 2006– racconta Roberta –Appena aperta ci hanno venduto il sogno della piccola industria di una volta, un polo sartoriale di alta qualità, dove tante giovani donne avrebbero lavorato per produrre abiti unici. Pezzi unici di alta sartoria, fatti a mano. Così è stato per tutti questi anni. Il signor Guglielmo Larusmiani, il padrone, così ancora lo chiamavamo in fabbrica, era un uomo gentile e di grande intuito imprenditoriale, che da Milano faceva visita allo stabilimento molte volte al mese; ci consigliava, ci incitava, e furono anni in cui avevamo numerose commesse, e uomini importanti che venivano da tutto il nord Italia a farsi prendere le misure per i loro abiti esclusivi. Giacca, pantalone e gilet, e in inverno i cappotti foderati, tutto fatto a mano e la macchina per cucire soltanto quando necessario. Erano anni di ore di straordinario, sabati mattina in fabbrica per finire gli abiti. Poi negli ultimi anni il signor Guglielmo si è visto sempre meno, i clienti inviavano le misure via fax, la sartoria perse interesse sul mercato. Nessuno faceva pubblicità, da quel che capivamo noi sartine, nessuno sapeva quale fosse il nostro valore aggiunto».
La Sarzana prima si chiamava Aurelia Fashion e prima ancora Clad; fu acquisita dal Gruppo Larusmiani, brand del lusso di abbigliamento e sartoria più antico di via Montenapoleone. Oggi la società verrà messa in liquidazione ed entro il 30 settembre chiuderà i cancelli di via Acquale. Nella procedura si legge che il fatturato è passato da 1, 4 milioni di euro nel 2014 a 733mila del 2018. «Una crisi del settore senza tempo, determinata dalla competitività dei grossi gruppi, che producono un’offerta di prodotti il cui rapporto qualità prezzo è imbattibile. Sono professionalità che l’Italia ci invidia– commenta Nicola Del Vecchio, segretario della Filctem Cgil di Massa Carrara– ma faticano a rimanere in piedi contro una concorrenza globale. Oggi viene meno l’investimento della famiglia milanese; ci vorrebbe un progetto imprenditoriale serio, perché è un settore trainante del made in Italy. Lunedì incontreremo la proprietà e abbiamo chiesto al sindaco di istituire un tavolo per non far calare l’attenzione su questa ennesima vertenza».
«Mi si chiede come sto. Sono una giovane donna senza lavoro, che non sa se e quando troverà un altro impiego; imparai a cucire come si faceva una volta, accanto ad una sarta anziana, con la macchina a pedali, ma non so se le mie mani cuciranno ancora e se ci sarà bisogno della mia professionalità. Ho due figlie, di 10 e 14 anni, con tante esigenze e per fortuna mio marito lavora, ma ho compagne di 33 o 50 anni che sono sole e dovranno badare a se stesse. Mi dico che qualcosa salterà fuori. Non mi spavento, per la famiglia si fa tutto, andrò a pulire le scale. Però non è il futuro che sognavo». —
Manuela D’Angelo
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