Sicurezza
«Marmo, dai 150 ai 200 posti a rischio» Allarme della Cisal: così si blocca il settore
Venturini: il ritardo nell’approvazione del regolamento degli agri marmiferi può avere esiti disastrosi sull’occupazione
Dai 150 ai 200 posti di lavoro, come cavatori, e tra i 1150 e quota 1550 se invece parliamo di occupati nell'indotto, dalla trasformazione al commercio. Centinaia, addirittura migliaia, di persone che tradotte in numeri ballerebbero nel futuro prossimo del settore lapideo carrarese e per cui dalla sezione apuana di Cisal-Lapideo lanciano l'allarme con un comunicato che anticipa di un paio di giorni la mobilitazione del settore (di cui scriviamo a parte).
«Se il ritardo nell’approvazione del regolamento degli agri marmiferi comporterà qualche problema all’occupazione nel settore dell’escavazione e nella trasformazione, certamente le quantità di materiale escavabile nei prossimi 10 anni comporterà la perdita di 150/200 posti di lavoro tra i cavatori e 1150/1550 tra i lavoratori della trasformazione, della commercializzazione, trasporto e altri settori dell’indotto», si legge nella nota a firma di Roberto Venturini che entra dunque nel dettaglio: «Da una analisi delle quantità escavabili e le produzioni fatte nel 2016 e 2017 si capisce quanto possa essere drammatica la situazione. Alcune aziende avranno una quantità escavabile tale da prevedere probabilmente il fermo della cava, altri avranno una riduzione dal 15 al 20 per cento».
Lo scenario? «Il licenziamento», tagliano corto da Cisal. Dopodiché il comunicato riprende e questa volta, al centro, ecco una ventina di cave a rischio chiusura: «Se poi si leggono questi dati in modo approfondito, si capisce che dalle 20 alle 25 cave medio piccole potrebbero chiudere, le stesse potrebbero essere acquistate o prese in concessione da qualche monopolista locale ma anche straniero che dopo averle acquistate si garantisce comunque la sua produzione lavorando qualche mese in una cava, qualche mese in un’altra cava fino al limite previsto dal Pabe e ancora una volta a rimetterci sarà l’occupazione perché con un gruppo di cavatori che vanno da una cava all’altra la produzione sarebbe assicurata». Altri numeri, altre preoccupazioni: parliamo di “meno” 200 mila tonnellate all'anno per 10 anni, continua, con tanto di «notevole riduzione delle entrate per tassa marmi». Ecco perché – chiosa la nota firmata da Venturini – «crediamo sia arrivato il momento di mobilitarsi per difendere l’occupazione nel settore lapideo, consapevoli che non ci sono le tanto sbandierate alternative occupazionali, aggravando ancora di più il disagio in una provincia che non riesce ad arginare la crescente disoccupazione, difesa dell’occupazione in un settore che comunque ha un tasso di precarietà basso ed un livello di retribuzione tra i più alti nei livelli operai». E così, prima di lanciare un appello («i lavoratori si dovrebbero unire per una battaglia pressante in difesa dell’occupazione, ma strano a dirsi tutto tace»), dalla Cisal piombano sullo sciopero per il contratto collettivo nazionale: «Se l’aumento dovesse essere, come si vocifera, inferiore all’aumento del precedente contratto, sarebbe proprio una beffa. Dopo tre anni, con uno sciopero e un aumento inferiore del 20 per cento rispetto al precedente (nel 2016 al livello C aumento di 103 euro senza sciopero) crediamo proprio che i lavoratori una domanda se la debbano fare, o forse più di una», chiudono. —
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