Il Tirreno

Galliano, storico bagno del Cinquale amato da tanti vip e... dai pratesi

Daniela Marzano
Galliano, storico bagno del Cinquale amato da tanti vip e... dai pratesi

Pardini: nostri clienti Verdone e Brio, Gino Paoli e Stefania Sandrelli, che realizzò qui uno dei primi servizi fotografici

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La storia degli stabilimenti balneari del Cinquale, e in particolare del Bagno Galliano, ricorda un poco l’araba fenice che risorge dalle ceneri, simbolo della resilienza e della forza di rinascere. Interessato dalla Linea Gotica, il litorale di Cinquale, ancora per la maggior parte selvaggio, era negli anni ’30 caratterizzato dalla presenza di soli due bagni, quello del Cinquale e quello della Capannina.

Dopo la guerra i bagni sono stati rasi al suolo, la darsena è diventata territorio di sbarco dei carri armati (esiste ancora una piramide antisbarco ed un ceppo che ricordano gli eventi) e da questa parte si estendeva un territorio minato. «Intorno al 1947, dopo la messa in sicurezza, il litorale si presentava pieno di buche e paludoso – racconta il titolare Carlo Pardini, anche presidente dimissionario dell’Associazione Balneari – Mio nonno Ortensio Pardini (vulgo Galliano, da qui il nome del bagno) ottenne le concessioni e con mio padre iniziò a costruire lo stabilimento. Mia madre ora ha 97 anni ed è la più anziana dei balneari, mentre mio padre è morto 30 anni fa. Prima il nonno era con il fratello, poi dopo che è stato “trasferito” sul nuovo sito si sono divisi. All’inizio il bagno era frequentato soltanto da un paio di famiglie nobili che avevano la cabina, poi negli anni ’50, grazie alle famiglie del Cinquale che hanno iniziato ad affittare le proprie case, è arrivato il primo vero turismo. Il boom si è avuto negli anni’60-’70, in concomitanza con l’apertura dello Sporting Club (oggi Beach) adiacente. Era un locale splendido, faceva darsena, ristorante e discoteca. Da quel momento abbiamo avuto l’invasione dei pratesi ed un movimento di affitti, acquisti di seconde case e pensioni. Il Cinquale era un angolo tranquillo e molte famiglie venivano da Forte dei Marmi perché trovavano da noi più privacy. Poi venne il tornado del 1977 a radere tutto al suolo. Fu allora che nella ricostruzione tutti gli altri bagni hanno iniziato ad ingrandirsi».

Carlo Pardini annovera tra i suoi clienti alcuni storici, come la famiglia Rossett di Milano che sta frequentando il Galliano da 4 generazioni: «Ci sono altre famiglie così fedeli. Il nostro è un bagno per famiglie dove regna pace e tranquillità. È giusto che vengano anche i giovani ma ci vuole rispetto per gli uni e per gli altri. Invece spesso i locali qui vicino sulla spiaggia vanno avanti fino le 5 di mattina e i clienti si lamentano. Questo fu il guaio anche dell’Oliviero, che fu costretto a chiudere perché la musica così all’aperto disturbava troppo i residenti. Questo non è vero turismo: i ragazzi vengono la sera per la movida e ripartono l’indomani. La nostra filosofia è che il cliente deve sentirsi libero entro certe regole che non devono essere troppo opprimenti. I bambini devono muoversi e abbiamo fatto per loro animazione per tanti anni. Quest’anno riprenderemo».

Sono passati molti vip dal Galliano, tra luminari della medicina, politici, calciatori e attori. «Un anno venne Carlo Verdone, poi abbiamo avuto il calciatore Sergio Brio e non mi scorderò mai Stefania Sandrelli da giovane. Lei usò il bagno solo per un servizio fotografico in cabina quando aveva 16-17 anni e mi ricordo ancora che costume aveva. Gino Paoli all’epoca ormeggiava alla darsena». Tutta la costa apuana offre un perfetto connubio mare-monti e un microclima eccezionale, ma manca ancora una visione turistica a 360 gradi: «I prelievi sono importanti, ma non si risolve nulla mettere un cartello e poi le cose rimangono tali e quali. Fanno i prelievi all’interno del porticciolo, zona ovviamente off-limits per la presenza di tanti natanti ma perché al Lavello no? Se la gente è disturbata da ruspe e lavori strutturali, poi non viene più. Occorre iniziare a pensarci». —



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