Sicurezza
Addio agli Aru... ma solo per finta Ipotesi edificazione ancora in consiglio
Si riparte da zero dopo lo stralcio dell’amministrazione Volpi Quando il regolamento torna da Firenze, al via le osservazioni
massa. Si riapre la partita degli Aru, ovvero gli ambiti di riqualificazione urbana, quei progetti inseriti nel regolamento urbanistico che prevedevano la maggior parte della nuova edificazione, e che erano stati completamente stralciati. Millecinquecento persone erano scese in piazza per dire “no” agli Aru, che avrebbero “stravolto” secondo molti l’aspetto dei quartieri; numerose le battaglie in consiglio, le pressioni anche politiche, fino alla rinuncia della passata amministrazione Volpi a ben 31 Aru, stralciati dalla pianificazione. Ebbene, l’ultima notizia, arrivata in commissione urbanistica ieri mattina, è che la partita degli Aru è tutt’altro che finita: quando il regolamento tornerà a Massa, dopo essere stato in Regione, gli ambiti verranno ripubblicati, si ripartirà con le osservazioni, che potranno arrivare da qualunque cittadino, gli uffici produrranno le controdeduzioni, il Consiglio dovrà leggerle e discuterle ancora una volta una per una. In pratica, la volontà dei cittadini massesi che con le loro osservazioni già si erano espressi contro gli Aru, non ha avuto seguito. Increduli i consiglieri Stefano Alberti (Pd) e Dina Dell’Ertole (Alternativa civica) che contro gli Aru avevano lottato tantissimo ai tempo dell’adozione: «Ho chiesto al dirigente Ticciati- dichiara Alberti- perché ritorniamo su una volontà già manifestata. Perché calpestiamo il parere già espresso dai cittadini sugli Aru? Mi ha risposto che lo vuole la normativa vigente. In realtà ho riletto più volte la delibera di giunta, 364 del 2015, cheribadisce che se la maggioranza dei proprietari dei terreni su cui insistono gli Aru avesse manifestato disaccordo sull’operazione, attraverso una osservazione, quell’Aru sarebbe stato cancellato. Riportarli tutti nuovamente nella possibilità di essere attuati- conclude Alberti- oltre ad essere folle, è anche uno schiaffo alla volontà dei cittadini». Tutti gli Aru avevano come fondamento, lo ricordiamo, opere pubbliche e questa potrebbe essere la chiave per la loro attuazione. Qualcuno potrebbe osservare che quella specifica opera pubblica dentro l’Aru dovrebbe essere fatta.
«Politicamente- aggiunge Dina Dell’Ertole- le battaglie sul regolamento erano state combattute quasi esclusivamente sul terreno degli Aru, per la loro abolizione. Stralciarli tutti, poco prima della campagna elettorale di Volpi, fu una mossa strategica e politicamente non di poco conto. Il sindaco accontentò i suoi cittadini. Non ce lo dimentichiamo. Alcuni Aru furono stralciati esclusivamente su imput politico, come quello del giardino del Pascoli, che viceversa sarebbe stato distrutto da nuova edificazione e strade e oggi scopriamo che la guerra sugli Aru è tutt’altro che finita. Va ricominciata da capo. E con un colpo di spugna ciò che aveva scelto la cittadinanza viene cancellato. Ancora una volta- conclude - la volontà popolare non è bastata». Il punto è questo: gli Aru erano stati considerati dal 70% dei cittadini proprietari (e in alcuni casi dal 100%) infattibili. I cittadini si erano espressi attraverso le loro osservazioni. Oggi si dà parola a quel 30% che non si è espresso e che magari, invece, pensa che quelle opere urbanistiche siano un valore per la città, e vadano costruite. Tornano in gioco gli Aru e tutto ritorna possibile. Anche la loro realizzazione. —
Manuela D'Angelo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
