Il Tirreno

le indagini dei carabinieri 

Microspie e pedinamenti Così hanno bloccato il sistema di appalti romano

Libero Red Dolce
Microspie e pedinamenti Così hanno bloccato il sistema di appalti romano

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«Ci si aggiusta come si fa a Roma con altri vostri colleghi». Un sistema da esportare dalla capitale alla piccola provincia dal ventre molle. Qualche mazzetta allungata, un guadagno per tutti. Ma invece la piccola provincia alza i muri, tiene il punto sulle regole e i suoi funzionari, i funzionari Anas avvicinati dall’imprenditore Dionisio Sebastianelli per corromperli, non ci stanno. E denunciano tutto ai carabinieri. Nello spazio di 9 mesi, grazie alle complesse ed efficaci indagini del Nucleo Investigativo di Massa Carrara si arriva all’arresto dell’imprenditore. Bloccando un pericoloso precedente.

L’indagine parte da una denuncia del dipendente Anas Matteo Coppa che denuncia ai carabinieri il comportamento di una ditta lunigianese, la Ibf, che prendeva appalti per la manutenzione di alcune importanti arterie in provincia. Raccontò come il proprietario dell’azienda, Paolo Busticchi, lo aveva avvicinato per provare a dargli una mazzetta, giustificata come regalia per il buon lavoro svolto.

L’indagine però si biforca, per così dire, quando entra in scena la Ipomagi di Sebastianelli. Si occupa di sfalci, potature: “soluzioni per il verde”. Ma non è un’aziendina qualsiasi, basta guardare i lavori per capire che si tratta di un colosso del settore: il Gianicolo, Castel Sant’Angelo e Villa Ada a Roma. Luoghi simbolo della capitale. Sebastianelli sbarca in Toscana con dei piccoli appalti tra la provincia di Massa Carrara, Lucca, Pisa, Livorno e Firenze. Vince l’asta con un ribasso che gli lascia margini.

E proprio di questi va a parlare in ufficio a Firenze con alcuni dipendenti Anas, chiedendo i numeri di ditte locali. Spiega che ha i mezzi impegnati altrove, ma i funzionari gli rispondono picche. I lavori li deve fare lui. Apparentemente desiste, ma in realtà l’uomo s’impunta. Contatta ancora Coppa, gli chiede contatti. Spesso si fa vedere e soprattutto inizia a pressare per ottenere un pranzo. I dipendenti Anas cercano di svicolare a quel pressing, ma lui insiste, li sfinisce. Conta su quel pranzo per fare andare le cose come avrebbe voluto, invita anche i titolari di aziende possibili subappaltanti. Non sa però che i carabinieri del nucleo investigativo gli stanno addosso. Indagine complessa, coordinata dalla pm Alessia Iacopini: pedinametni, cimici piazzate. Al telefono lo sentono spiegare il suo piano per agganciare Coppa prima del pranzo che finalmente è riuscito a ottenere in un giorno di agosto: «speriamo che questo me lo monto in macchia, gli dico vieni a provare ’sta macchina. Vediamo che cazzo ci diciamo».

Ma a quel pranzo Sebastianelli non si è mai seduto. Ci arriva con la sua Bmw, ben vestito, convinto di andare in trionfo. Dopo poco, sul litorale di Marina di Massa, le uniche ad accendersi sono le sirene dei carabinieri che arrivano per arrestarlo. Da mesi lavorano al fianco dei tecnici Anas e hanno colto il momento giusto. Sebastianelli in auto ha infilato 2000 euro in tasca a Coppa. Da lì partirà il processo concluso con la condanna a tre anni e quattro mesi dell’imprenditore romano. Un incensurato. —

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di Redazione web