Il dolore
Massa non dà il patrocinio al Pride È la prima volta che succede
Respinta la mozione della consigliera Elena Mosti Persiani: «C’è liberta di esprimersi, quindi di non aderire»
Con 19 voti contrari e sette favorevoli il consiglio comunale – in aula una decina di manifestanti con striscioni arcobaleno - ha bocciato la mozione della consigliera Elena Mosti con cui chiedeva il patrocinio del comune di Massa al Toscana Pride del prossimo 6 luglio a Pisa.
Alla manifestazione che vuole dare voce alla comunità Lgbtiqa (Lesbiche, Gay, Bisessuali, Transessuali, Intersessuali, Queer, Asessuali) e trasformare la paura e le discriminazioni in partecipazione costruttiva, non ci sarà un rappresentante dell’amministrazione massese. Perché «la posizione di questa amministrazione è volta alla libertà di espressione e di pensiero, non stiamo dibattendo sui diritti civili o sostenendo tesi contrarie, non stiamo giudicando un mondo – ha dichiarato il sindaco Francesco Persiani - c’è la libertà di esprimersi, quindi anche di non aderire». Lo conferma l’assessore Amelia Zanti: «siamo per la libertà di espressione e vorrei fosse chiaro che questa amministrazione rispetta ogni posizione». Di chi vuole partecipare, ma anche di chi la pensa diversamente.
Con grande rammarico della consigliera Mosti, «rincuorata dal fatto che ci sarà la provincia di Massa Carrara; dovevamo decidere se aderire ad un evento che ha l’obiettivo di includere e che non è solo una festa e divertimento, è una questione di speranza».
I consiglieri Stefano Alberti, Pd, e Paolo Menchini, M5S, hanno ricordato l’origine del movimento, ovvero quella notte del 27 giugno 1969 quando la polizia irruppe nel Stonewall Inn, un bar gay nel distretto di Manhattan a New York, e seguirono violenti scontri. «Ogni simbolo, suono, gesto, i colori hanno un significato – ha detto Menchini - ci sono persone poche vestite perché il significato è mettersi a nudo». Aspetti poco condivisi da Luca Guadagnucci, Lega, secondo cui «molti omosessuali vedono la loro posizione ridicolizzata da persone con fruste e spesso seguiti da ragazzini: tutti possono manifestare rivendicando diritti che nessuno nega, ma non mettendo in ridicolo l’omosessualità e senza alcun pudore».
Va oltre la parata e il costume Alessandro Amorese, Fdi che sostiene invece che il movimento politico che appoggia il Pride sia sostenuto «un’ideologia gender plurifinanziata da lobby che poi sono in linea con quel maschio bianco, ricco e etero che contestano; non c’è un problema di omofobia in questa nazione, ma c’è il problema di quelli che pensano di comprare tutti e quelli come noi che pensano che ad un bambino di pochi anni non si possa insinuare il dubbio sulla propria identità». Simili, ma opposte le posizioni di Pier Giuseppe Cagetti (Persiani sindaco) e Dina Dell’Ertole (Alternativa civica): il primo pur riconoscendo il diritto, la libertà di manifestare come meglio si crede e il coraggio ad esporsi, «riconosce anche i diritti di chi non la vede allo stesso modo», mentre la consigliera di opposizione ha ribadito le sue idee a favore della famiglia tradizionale, ma di non volerle imporre e seguire la cultura dell’accoglienza e dell’ascolto. Da Carrara, Alessandro Bandoni, commissione Progetto donna per le pari opportunità, accusa: «per la prima volta il capoluogo della provincia non sarà presente istituzionalmente, è una vergogna e un vulnus che si ripeterà, ma la lotta per l’uguaglianza, la parità e i diritti non si fermerà nemmeno questa volta». —
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