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Sanac, slitta la vendita ad Arcelor Mittal: ferie forzate da luglio e posti a rischio

Manuela D’Angelo
Sanac, slitta la vendita ad Arcelor Mittal: ferie forzate da luglio e posti a rischio

I sindacati: in ballo anche l’ipotesi cassa integrazione. Tavolo in provincia con il prefetto e adesione allo sciopero nazionale

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MASSA. Fumata nera per Sanac, anzi nerissima. Si lavora fino a luglio, poi ferie e, forse, cassa integrazione. Martedì il primo sciopero nazionale.

A poche ore dalla fine dell’ultimo incontro richiesto dalle segreterie nazionali e territoriali di Filctem, Femca, Uiltec e dalle Rsu, con i responsabili aziendali e il ministero dello Sviluppo economico, avvenuto ieri a Roma, la situazione appare drammatica per i lavoratori del grande gruppo leader in Italia nel settore della fabbricazione di refrattari (400 dipendenti complessivi, con centri di produzione a Gattinara Vado Ligure, Grogast e Massa Carrara). La sottoscrizione del contratto di vendita di Sanac alla Arcelor Mittal, che ha già acquisito Ilva, era prevista per la prima settimana di maggio, ma non si è mai concretizzata: è stata chiesta invece una proroga al 30 settembre e, intanto, è stato comunicato l’ordine di lavorazione fino a luglio per lo stabilimento di Massa e fino a settembre per gli altri. La vendita, dunque, non è avvenuta; Arcelor Mittal ha chiesto più tempo per portare a termine l’affare, e ha ottemperato all’obbligo della fideiussione, a garanzia del piano industriale, sul filo del rasoio.

«Una garanzia che non ci fa stare tranquilli - ha commentato Nicola Del Vecchio, segretario generale della Fictem di Massa Carrara - L’assenza di Arcelor Mittal al tavolo ministeriale non ha consentito di approfondire le motivazioni del rinvio richiesto. Difficile non ricondurle ai problemi insorti con il Governo relativamente alla gestione della ex Ilva di Taranto». Dunque, il lavoro nello stabilimento massese è stato garantito fino a luglio: «Quello che accadrà dopo non lo sappiamo - spiega Stefano Tenerini della Fermca Cisl- Hanno parlato di mettere in ferie i lavoratori, e paventato la possibilità anche della cassa integrazione».

«Il rischio che Arcelor Mittal abbandoni buona parte dei suoi investimenti in Italia - aggiunge Del Vecchio - apre a scenari sconfortanti».

Eppure, soltanto qualche mese fa, proprio da Roma, era stato confermato che tutti gli stabilimenti Sanac sarebbero stati rilevati e che tutto il personale sarebbe stato, ovviamente, confermato. I termini dell’accordo, invece, non sono neanche stati discussi. Per oggi è prevista l’assemblea in fabbrica con i lavoratori, poi la discussione si sposterà a palazzo Ducale: «Abbiamo chiesto e ottenuto un tavolo confederale - dichiara Andrea Figaia, segretario Cisl Toscana nord- ovest - a cui dovrebbe partecipare anche il prefetto, perché dobbiamo alzare il tiro. Spiegheremo la situazione, aderiremo allo sciopero che sarà nazionale, prepareremo un pacchetto di scioperi e proteste territoriali e porteremo in piazza i lavoratori di Sanac».

Il tavolo partirà alle 9.30, contemporaneamente allo sciopero di 4 ore previsto a livello nazionale in tutti gli stabilimenti. Sanac è in amministrazione straordinaria dal marzo 2015, dopo il crollo di Ilva S.p.a. e del gruppo Riva di cui faceva parte; il 60% della sua produzione è assorbito da Ilva: «Per questo subisce le conseguenze del calo di ordinativi da Taranto dove è annunciato il ricorso alla cassa integrazione per 13 settimane a partire da luglio - scrivono Filctem, Femca e Uiltec in un comunicato unitario- Per il complesso dei lavoratori non saranno sufficienti i piani ferie a fronteggiare, il rallentamento degli ordini ma è stato annunciato come altamente probabile il ricorso alla Cassa integrazione guadagni». Un ulteriore incontro sindacale presso il ministero si terrà nella seconda metà di luglio. —

 

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