Sicurezza
Il Bemi: jukeboxe, atmosfera vintage e un bagnino che è una vera rarità
61 anni di storia e tanti aneddoti, lo stabilimento è nelle mani esperte di Massimo Bemi, titolare e “guardiano” del mare
Di bagnini in riva al mare come Massimo Bemi al giorno d’oggi trovarne è una rarità: affezionato alla storia del posto e della sua famiglia, alle tradizioni, a tutto ciò che la sua spiaggia è in grado di regalargli ogni giorno e che lui, di conseguenza, offre ai suoi clienti.
È uno di quei titolari che crede ancora nel mestiere del bagnino, estremamente rispettoso del mare e con la voglia di mettere a disposizione qualcosa di unico per la clientela piuttosto che fare del suo stabilimento balneare un luogo moderno e tecnologico, magari al passo coi tempi, ma senza quella magica atmosfera vintage. E che il bagno Bemi, a Ronchi, sia intriso di storia, aneddoti, racconti lo si intuisce già dall’insegna, nuova perché quella originale andò distrutta, ma riprodotta in legno esattamente come la prima con quel font un po’ retrò proprio a richiamare gli anni ‘60. Che ci sia un particolare legame col passato lo dimostra anche il jukebox che di per sé trasmette il fascino d’altri tempi. Anche se, ovviamente, non mancano il tavolo da pingpong, il biliardino, l’area per i bambini con casette e scivolo. Il Bemi nasce dal nulla 61 anni fa, precisamente nel giugno del 1958. In quel periodo gli stabilimenti balneari della zona erano davvero pochi, il litorale iniziava a cambiare e lì, in quella porzione di spiaggia, al posto di ombrelloni e cabine c’erano solo sabbia e dune, «un deserto». Una spiaggia «più lunga di quelle di Forte dei Marmi» ricorda il titolare, e che oggi è rimasta così ampia solo nelle vecchie foto. «All’epoca c’erano le cabine “sciolte” di proprietà di chi aveva le ville e a cui venivano date concessioni di circa 10 metri» aggiunge. Fu il padre, un Maggiore dell’esercito, a ricevere quella concessione da un ufficiale che l’aveva avuta come indennizzo per i danni della guerra e così, dopo ben 16 anni passati fuori Italia, iniziò a costruire quello che, ancora oggi, è uno degli stabilimenti più conosciuti ed amati del litorale apuano.
Assieme a Massimo, 58 anni, c’è la moglie Stefania Aliboni ed è sempre presente anche la mamma, 95enne, Antonietta Del Carlo oltre a diversi dipendenti che aiutano la famiglia. Fino agli anni ’90 quella spiaggia era grande, spaziosa, lunga, ma solo con qualche ombrellone di quanti non ce ne siano oggi perché al Bagno Bemi è sempre stato privilegiato lo spazio.
«L’erosione si è portata via circa 140 metri di spiaggia – racconta il proprietario – siamo arrivati ad avere anche solo 23 metri, ma abbiamo cercato di mantenere tutto com’era; l’unica differenza, rispetto all’inizio, è stato l’arretramento delle cabine impostoci dalle maree e dai marosi».
Il Bemi è una di quelle attività messe in ginocchio dall’erosione, e nella zona del tornado del ‘77, ma i cui titolari non si sono mai abbattuti, si sono adeguati, rimboccati le maniche e ora, grazie anche alle nuove scogliere, possono vantare di aver recuperato una quindicina di metri. Dallo stabilimento del Lungomare di Levante sono passati personaggi anche noti, ma non per questo più importanti di chi al bagno è sempre stato legato. Perché lo stabilimento e il suo bagnino, e più in generale l’intera famiglia, hanno custodito tanti affezionati clienti. E se a farla da padrone sono i toscani, chi da Prato, chi da Firenze, non mancano i milanesi, diverse famiglie di Torino e anche qualcuno arrivato dalla capitale. Persone che hanno la seconda casa nella zona, molti che sono tornati a Massa dopo aver passato in quella spiaggia estati in gioventù e che arrivano anche con il passaparola. —
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