Sicurezza
«Spesi 12 milioni per il Lavello ma la depurazione non va»
Comitati e associazioni ancora all’attacco: una beffa pagare a Gaia le quote per gli impianti se il servizio non funziona e i cattivi odori continuano
MASSA. «Perchè si devono pagare a Gaia le quote tariffarie in bolletta per la depurazione se non si riesce a far funzionare realmente i depuratori Lavello 1 e 2?» Questa è la domanda che si pongono il comitato Acqua alla gola e tutto il cartello di associazioni e comitati (Adic Toscana, Movimento consumatori nazionale, Movimento consumatori toscana, comitato Cittadini e Ambiente di Massa Carrara, comitato Acqua di tutti, comitato Cittadini della Partaccia,Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua - associazione Phoenix) a fronte delle notizie sulle carenze del sistema di depurazione del Lavello. «Quali sono i motivi – si chiedono ancora – che hanno spinto l’amministrazione comunale a mettere il divieto permanente di balneazione alla foce del Lavello? Le analisi vanno sicuramente fatte nelle scansioni temporali, previste dalle regolamentazioni in vigore, per assicurare la salute e l’incolumità dei cittadini, ma non devono rappresentare una misura palliativa che fino ad oggi (o meglio prima del sequestro del depuratore da parte della magistratura), metteva fuori da ogni responsabilità il gestore idrico Gaia Spa. Ci auguriamo che la messa in funzione al Lavello 2 di una nuova vasca riesca a risolvere le criticità che anche questo impianto ha mostrato, mentre il timore dei cittadini è che si prosegua a by-passare i reflui senza risolvere il problema».
Secondo comitati e associazioni «sarebbe davvero una beffa pagare la quota tariffa di depurazione in bolletta se poi la depurazione non funziona a dovere. Il depuratore Lavello 2 è stato inaugurato solo nel2014 (e anche allora i cittadini protestavano per gli odori nauseabondi), ci risulta che per questi impianti siano stati spesi, ad oggi, oltre 12 milioni di euro. Intanto i cittadini che vivono nella zona vicino ai depuratori riferiscono che da 15 giorni i cattivi odori sono diventati insopportabili».
Per Acqua alla Gola e gli altri, insomma, «sarebbe l'ora di cambiare Gaia e affidare il servizio ad una azienda consortile di diritto pubblico, in modo da avere dei territori controllabili e la possibilità di effettivo intervento sulla rete». —
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