Il Tirreno

piazza battisti 

Evani e Forte, doppietta per il gran finale di “Salotti d’Autore”

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carrara. I Salotti d’Autore si svolgono nella centralissima piazza Battisti, a Carrara, con inizio alle 21 e con ingresso libero. Dallo scorso 10 giugno, per ogni sera hanno coinvolto il pubblico presente per assistere agli incontri con gli autori di libri venuti a presentare le loro ultime pubblicazioni: scrittori esordienti e di affermato successo, "di genere" e per ragazzi, per coinvolgere varie tipologie di lettori. Oggi, per la serata conclusiva, in programma un doppio appuntamento: alle ore 19, con Chicco Evani (in foto) e alle ore 21 con Franco Forte.

Chicco Evani presenta il suo libro “Non chiamatemi Bubu”: dialoga con l’autore il giornalista Michele Scuto. Come scrive Arrigo Sacchi nella sua prefazione, «Chicco Evani si racconta in un libro ricco di umanità e aneddoti. Scrive dell'amore che fin da bambino ha avuto per il calcio. Una passione irrefrenabile verso il pallone, definito un amico fidato e sincero. Parla della sua numerosa famiglia, dei suoi fratelli e dei suoi laboriosi genitori a cui deve tanto, anche se poco inclini a dimostrare il loro affetto". Proprio come loro da sempre avaro di manifestazioni di affetto e di parole a causa di quello che definisce una sorta di pudore, per la prima volta qui, nelle pagine di questo libro, Evani si racconta e si apre come non ha mai fatto. Ripercorre i momenti salienti della sua straordinaria carriera, quasi interamente vissuta nelle fila del Milan dove, dice, "sono stato benissimo per tanto tempo e mi sono anche molto divertito. Ho vissuto emozioni incredibili, vittorie straordinarie, ho conosciuto compagni di squadra e amici che non ho mai perso negli anni. Anche dopo la fine della mia carriera». Riga dopo riga, pagina dopo pagina emerge il ritratto di una grande persona, di un uomo di valori, di un giocatore eccellente e generoso, di un professionista di altissimo livello e ora anche ottimo tecnico.

I Salotti d’Autore si chiudono con Franco Forte che parlerà del suo “Romolo il primo re”, in un dialogo con Alessandra Cenci Campani. In una terra selvaggia e primordiale, ammantata di storia e superstizione, un vomere traccia il solco di una città: nessuno immagina che è appena nata Roma, la Città Eterna. La storia dietro quell'attimo fatale è, però, molto diversa dalla leggenda che tutti conosciamo, perché avviene in un tempo di fame, freddo e carestie, dove la sopravvivenza è spesso sinonimo di sopraffazione. E la lupa non è affatto quella che i miti ci hanno tramandato. Perché la fondazione di Roma è un'avventura cruda e disperata, un'epopea di resilienza». —

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