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Il sindaco: «È un peccato». La Nardi: «Si poteva salvare»

M.D.A.
Il sindaco: «È un peccato». La Nardi: «Si poteva salvare»

Persiani rivela che si era fatta  viva una cordata di imprenditori che poi non si fece più vedere La deputata Pd parla di “responsabilità della politica” 

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MASSA. La notizia del fallimento di Borgo Ducale non è ancora di dominio pubblico quando chiediamo le impressioni della politica locale, che tanto ha fatto per realizzare il complesso, oggi relegato a dormitorio per senza tetto, luogo di spaccio e degrado. Il sindaco di Massa Francesco Persiani si era potuto occupare della vicenda soltanto da pochi mesi, essendo stato eletto da un anno ma commenta: «È un peccato. È il fallimento di importanti intenzioni. Era una zona che speravamo di poter riqualificare, per il bene della cittadinanza. Pensavamo di potercela fare quando, qualche tempo fa, si presentò in Comune una cordata di imprenditori, non locali, che chiese le carte della pianificazione per un futuro concordato. Noi fornimmo con i nostri uffici tutto il materiale. Poi non sentimmo più nessuno».

La cordata c'era, anche se qualcuno all'epoca parò di "teste di legno" messe a coprire una situazione difficile da gestire a cielo aperto. Quando il progetto di Borgo Ducale fu inserito nel Piuss, ai tempi dell'amministrazione di Roberto Pucci, per dare una nuova possibilità di realizzazione delle opere, già si parlava di possibili fallimenti e di un assetto societario non solido, ma subentrarono nuovi imprenditori di peso, il progetto venne, appunto, inserito nel Piuss e cambiarono le carte in tavola.

Un’idea dell’allora vice sindaco Martina Nardi, oggi deputata parlamentare del Pd, che rivendica quella soluzione: «Avevamo capito che occorreva il nostro supporto se volevamo la realizzazione della vera porta della città. Borgo Ducale doveva diventare l’ingresso per Massa, un passaggio obbligato, funzionale e bello, prima di accedere al centro storico. Gli immobili in oggetto ricaddero quindi all’interno dell’area Piuss, sotto la voce “Intervento di recupero urbano Borgo Ducale”. Un intervento che prevedeva, appunto, il recupero di tutta quell'area ex- industriale, ma con molta più percentuale da destinare all'utilizzo pubblico, come credevamo fosse giusto fare, in cambio di tutti quei volumi per costruire. Loro- conclude la Nardi- avrebbero edificato, questo sì, ma noi avremmo recuperato una piazza, tantissimi parcheggi, più di 100 soltanto nella zona cerniera con Borgo Ducale e molti anche nell'interno del comparto, e soprattutto la ex segheria, fabbricato di interesse archeologico-industriale. Oggi credo che nel fallimento dell’intera operazione ci stia un po’ di tutto, tante responsabilità dei privati, ma anche qualche responsabilità politica. Forse si poteva fare qualcosa allo scadere delle concessioni. La politica ha sempre un ruolo nelle dinamiche della vita della città. Se le cose vanno in porto se ne prende i meriti, se non vanno in porto si deve interrogare, per capire se sia stato fatto tutto il possibile per quel progetto, che interessava a tutti. Adesso credo che il problema rimanga cosa fare di quell'area. Svaniti gli investimenti rimane il degrado e la pericolosità di quella zona». — M.D.A.

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