Fallita la società Borgo Ducale Srl Tramonta il sogno del nuovo quartiere
L’operazione edilizio-urbanistica da 15 milioni di euro prevedeva anche 100 parcheggi. Oggi l’area è tutta un rudere
MASSA. Borgo Ducale è fallita e con lei i sogni e le ambizioni di restituire alla città quella porzione di territorio, tra il Frigido e via dei Margini, oggi in stato di abbandono e degrado.
Partiamo con i dati di fatto: come si legge sul portale dei creditori, lo scorso 11 giugno è stata portata a termine la procedura di fallimento (la numero 33 del 2019) della Borgo Ducale srl; davanti al giudice delegato Alessandro Pellegri e al curatore fallimentare Marco Pio Lavaggi, alle 9 di mattina si è svolta l’ultima adunanza dei creditori per l’esame dello stato passivo e ieri la sentenza del Tribunale di Massa ha decretato il fallimento della società. C’è un altro dato: numerose famiglie massesi avevano investito nell’operazione Borgo Ducale, vendendo i propri terreni alla società, che avrebbe dovuto ripagarli in parte con la cessione degli immobili e dei fondi commerciali da realizzare. Una costruzione mai avvenuta e molti soldi persi per chi aveva ceduto i suoi terreni. E adesso, con il fallimento della srl, i giochi appaiono definitamente chiusi.
Sebbene si parli di una riqualificazione territoriale di quella zona da più di venti anni, la storia di Borgo Ducale inizia ufficialmente nel 2007, quando venne diffuso il primo progetto del “Borgo”, un complesso di quattro edifici con 45 appartamenti e 26 negozi, un parcheggio coperto a due piani, una piazzetta con verde, alberi, piante, una passeggiata lungo fiume, una fontana con giochi d’acqua, il museo della Resistenza, costruito nella vecchia segheria, reperto di archeologia industriale salvata dalle ruspe. Una operazione immobiliare e un investimento edilizio-urbanistico privato fra i più importanti degli ultimi decenni, superiore ai 15 milioni di euro, che sembrò avere la strada spianata, invece successe di tutto: alcuni soci della cordata si sganciarono, complice anche la crisi del mattone, gli ambientalisti protestarono, le associazioni storico- culturali interessarono la Sovrintendenza, i cantieri si fermarono, iniziò la contrattazione del Comune per ottenere più spazi pubblici, il progetto fu rimodulato, con tempi lunghissimi.
Se ne riparlò nel 2012, quando la società cambiò assetto, subentrarono nuovi imprenditori di peso, il progetto venne inserito nel Piuss. Il complesso doveva occupare 11mila metri quadrati, le case avere quattro piani e vista mare, 100 i parcheggi al coperto e altri 100 posti auto nelle zone di confine (lungo via Margini e via Puccini). Qualche lavoro importante fu fatto, i cantieri partirono, furono gettate le fondamenta. Nel marzo 2012 già circolava un video, ancora visibile su Youtube, con le immagini del rendering di Borgo Ducale e la pubblicità per la messa in vendita dei fabbricati ad uso residenziale, con strutture fotovoltaiche e la produzione di energia idroelettrica ottenuta da percorsi di acqua nel sito. Ma l’operazione sembrò perdere di anno in anno credibilità e appetibilità; la società che avrebbe dovuto occuparsi materialmente della costruzione degli immobili fallì, e la srl fu messa in liquidazione.
Un anno fa, nel giugno 2018, il liquidatore per cercare di recuperare denaro liquido, visto che le banche erano i creditori più assetati di svariati milioni di euro, mise all’asta i beni immobili di Borgo Ducale, lotto unico, 5,9 milioni di euro, con la dicitura “compendio composto da terreni edificabili in corso di edificazione”. Ovviamente, trattandosi di immobili non ancora costruiti, ed essendo scaduta la concezione edilizia, nessuno pensò di approfittare della vendita, che andò deserta. Ieri Borgo Ducale è definitivamente fallita. —
Manuela D’Angelo
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
