Il dolore
Conca d’oro, il bagno easy e giovane della “dinastia” dei Locorotondo
Prezzi competitivi, atmosfera rilassata e familiare, spazi per i bambini in uno stabilimento “storico” aperto dal 1937
MARINA DI MASSA. Appartiene alla storia di Marina di Massa la Conca d’Oro, un complesso balneare e di ristorazione che affianca la bellissima piazza Bad Kissingen. Era il 1937 quando Giuseppe Locorotondo, guardia carceraria in pensione, decise di rilevare uno stabile esistente e iniziò a costruire lo stabilimento balneare ancora esistente che iniziò la sua attività nell’immediato dopoguerra (1947-1948). Il padre fu affiancato nel lavoro dai cinque figli, Ambrogio, Semplicina, Luigi, Maria Rosa e il più piccolo Maurizio, classe ’59 (l’attuale titolare del bagno che conduce insieme alla moglie Monica Fruzzetti), mentre il bar sulla strada viene gestito dalla sorella Semplicina. “Quando ero piccolo, negli anni ’70, c’erano 200 mt di spiaggia, poi con il porto e le correnti, è iniziato il processo di erosione. Quando c’era la mareggiata arrivava fino alla strada – racconta Maurizio Locorotondo – Meno male quando hanno messo le scogliere la situazione è decisamente migliorata.
Di origine pugliese e siciliana, padre di tre figli Giacomo di 18 anni, Greta di 11 e Gioele di 8, Maurizio ha dedicato la sua vita al bagno, anche se giocando a calcio prima e a tennis dopo (ha vinto numerosi tornei), non gli sarebbe dispiaciuta una carriera nello sport. Sportivo era anche il fratello Luigi, pugile professionista, contitolare del bagno fino al 2005 anno della sua scomparsa. “Mio fratello Luigi era un temerario. Ha fatto nella sua vita dei salvataggi spettacolari perché non aveva paura di nulla e si lanciava in operazioni azzardate, sia di salvataggio delle persone che nel recupero delle reti dei pescatori. Se c’erano dei problemi chiamavano lui e si avventurava col pattino nel mare mosso. All’epoca non c’era la scogliera e le onde erano altissime: lui si divertiva a fare surf con il pattino, gli piaceva prendere le “zighellate” e a volte prendeva l’onda, il pattino volava e si fracassava. Quando tornava mio padre lo rincorreva con il manico dell’ombrellone. Gli è capitato anche di salvare dei turisti tedeschi di altri bagni, perché con le correnti molti venivano trasportati lì e chissà perché era chiamato sempre lui a salvarli».
Il bagno Conca d’Oro è mèta soprattutto di massesi, e si distingue dagli altri perché non punta ad una cornice sofisticata, ma ad essere un vero punto di ritrovo e di divertimento per famiglie e ragazzi. «Il nostro punto di forza è che veniamo incontro alle esigenze di chiunque (sempre nel rispetto dell’altro ovviamente). Non poniamo limiti alle attività e ai giochi sulla spiaggia (abbiamo un campo di beach volley e di beach tennis), abbiamo 5 gazebo affittati soprattutto da gruppi di ragazzi, ammettiamo cani di piccola taglia, non poniamo divieti di fumo (anche se a fumare è solo un piccolo gruppo perché non ci sono quasi posaceneri). Qui i clienti sanno che possono vivere in piena libertà la loro estate come se fossero a casa loro e siamo molto competitivi con i prezzi. La nostra clientela attualmente è di circa un centinaio di ragazzi e tantissimi bambini, possiamo definirlo un bagno “giovane”, pur non mancando clienti fedelissimi come una signora che frequenta il bagno da 45 anni».
Le criticità del bagno sono quelle di moltissimi altri della costa e riguardano soprattutto il piano dell’arenile fermo da più di 30 anni. «Avremmo bisogno di fare ammodernamenti e ristrutturazioni perché il tempo passa e, cambiando clientela, cambiano le esigenze. Servono spazi, come un magazzino più funzionale. Purtroppo siamo in attesa che venga approvato il piano urbanistico. Per quanto riguarda il lavarone, solo quest’anno stiamo avendo problemi, ma non di microplastiche o di inquinamento. —
Daniela Marzano
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