Il Tirreno

Escherichia coli in mare, è divieto anche a Ricortola

Chiara Sillicani

Niente bagni nel tratto compreso tra la ex colonia Torino e il confine con CarraraIntanto il Comune chiede alla Regione di creare nuovi punti di prelievo a Partaccia

3 MINUTI DI LETTURA





massa. Un’altra - pesante - tegola si abbatte sul litorale. Amministrazione, regione e operatori sono al lavoro per sconfiggere gli escherichia coli in quel di Partaccia, ma loro, i coli batteri, non denordono e si fanno beccare pure altrove, nella vasca che con quella di Partaccia confina. Nell’area di balneazione “Ricortola”, dai campeggi alla ex colonia Torino, di nuotate e tuffi non se ne possono fare. Non in questi giorni. Il divito arriva anche lì.

Martedì i tecnici Arpat passano al setaccio il litorale e fanno prelievi per verificare lo stato di salute del mare. Il microscopio parla chiaro: nel campione di Ricortola ci sono troppi escherichia coli. Per legge 499 colibatteri ogni 100 millilitri sono tollerati, ma non uno di più. E quando viene “avvistato” il numero 500, tocca dire addio ai bagni. Il numero esatto degli escherichia “intercettati” a Ricortola ancora non c’è, ma è ufficiale che quel numero supera il limite. Divieto, quindi, che si aggiunge a divieto con il risultato che dal confine con Marina di Carrara, in tutta l’area di Partaccia, fino all’ex colonia Torino, non è ammesso entrare in acqua e farsi un bagno.

Veronica Ravagli, assessore comunale all’ambiente, ci tiene ai distinguo perchè - spiega - la situazione a Partaccia e quella a Ricortola sono diverse. E diverse - ipotizza - «sono le cause che hanno determinato l’elevata presenza di colibatteri». A Partaccia sul banco degli imputati c’è il depuratore Lavello 2 (ex Cersame): Gaia ammette di aver rilevato una carica batterica elevata. Troppe piogge - motiva - ed è entrato in azione il by pass che le acque le griglia per togliere i rifiuti pesanti, quindi le sottopone a disinfezione. Ciclo più rapido di quello previsto nel “regolare” iter di depurazione. Per l’altra vasca in cui è scattato il divieto, vasca che un depuratore a ridosso non ce l’ha, il quadro è diverso: «Il prelievo - spiega l’assessora all’ambiente - viene effettuato non distante dalla foce del Ricotola». E non a caso perché Arpat campiona nel punto di massima esposizione, quello più a rischio.

«Solitamente in questo periodo - chiarisce l’assessore - il Ricortola è in secca e non sfocia in mare. Le piogge di maggio, invece, hanno determinato un aumento di portata con lo sbocco al mare. Il torrente probabilmente ha portato con sè la carica batterica che caratterizza questi piccoli corsi d’acqua». Se la tesi fosse confermata, allora la presenza di escherichia coli dovrebbe essere episodica, transitoria. Altra questione per l’area di Partaccia. Per quella vasca, l’assessora assicura di aver formalizzato in Regione la richiesta di ridefinizione. Sono arrivate, infatti, le nuove controanalisi dei campeggiatori - fino a settembre si sono impegnati a farne tre ogni mese - e da quella controanalisi, come dalle precedenti, risulta che i coli batteri presenti di fronte ai bagni sono inesistenti o inferiori a 4 per 100.

«Visti quei dati e in attesa di quelli di Arpat sui prelievi di martedì nell’area - annuncia l’assessora all’ambiente - ho chiesto ufficialmente alla Regione, come accaduto già in passato, di estendere l’area di divieto permanente alla foce del Lavello includendo l’attuale punto di campionamento e creando così una vasca, all’altezza dei bagni, con diverso punto di prelievo». Veronica Ravagli è ottimista e lo è perché il prelievo a Partaccia e Ricortola è stato effettuato nello stesso giorno. Le analisi di Ricortola, in cui gli escherichia coli ci sono, sono già state rese note. Non quelle di Partaccia, il che fa presumere che possano essere rientrati i valori. —
Chiara Sillicani

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web