Italia
Dal Venezuela a Carrara, Marilyn e gli altri I ragazzi e le voci del “Gianni Schicchi”
Ieri sera il debutto, e altri tre appuntamenti da tutto esaurito. La magia del dietro le quinte e della preparazione dell’opera
È impossibile raccontare in poche battute le tante cose, le particolarità, le sfumature e soprattutto il clima e la magia che si è creato attorno all’edizione di Gianni Schicchi di Puccini, nata dal progetto dell’Accademia di Belle Arti e in scena nell’Aula Magna con 4 repliche, tutte immediatamente andate sold out (dal debutto di ieri era a stasera ore 21 e domani alle 17 e alle 21). Si potrebbe iniziare con il dire che si tratta del primo esempio in Italia di un’opera-studio nata da e dentro un’Accademia di Belle Arti: «Di solito sono progetti che nascono da Conservatori, in questo caso è stata l’Accademia che ha creato il progetto. Sono 3 settimane che stiamo provando dentro l’Aula Magna, con cantanti e scenografi a stretto contatto e con la disponibilità economica dell’Accademia per la preparazione delle scenografie: quando ho proposto il progetto, il direttore Luciano Massari lo ha immediatamente sposato e così siamo riusciti a mettere insieme questi 3 mostri sacri: la professoressa di scenografia Antonia Ciampi, il maestro e baritono Sergio Bologna e il maestro Marco Gandini». A parlare è il regista Daniele Piscopo, carrarese di adozione perché si è laureato all’Accademia di Carrara qualche anno fa, che cita così il suo insegnante nonché regista di fama internazionale Gandini (tra i grandi nomi della lirica come Zeffirelli e Muti, con cui ha lavorato mettendo inscena molte opere) e cita Bologna, il quale oltre a essere stato l’insegnante di canto di Piscopo, ha svolto in questo caso il doppio ruolo di Gianni Schicchi in scena e insegnante di tecnica vocale ed espressiva ai ragazzi, intervallando le lezioni con le vere e proprie prove. Piscopo dopo la laurea in scenografia a Carrara, ha conosciuto il Maestro Gandini durante un master in regia lirica a Verona, proponendo poi all’Accademia di creare una sinergia con lui a coordinare tutto, per realizzare un’opera-studio: trovando quindi il pieno appoggio e sostegno da parte dell’Accademia e dell’Associazione gli Amici della Lirica, il cui presidente Carlo Menconi ha voluto sottolineare: «Siamo particolarmente orgogliosi di lui per quanto sta facendo» riferendosi al giovane regista. Ma forse il modo migliore per spiegare lo spirito di questo Gianni Schicchi è dare la parola a loro: i protagonisti dello spettacolo. Erano arrivati in 70 attraverso il bando internazionale e ne sono stati scelti 15, arrivati da tutta Italia ma anche stranieri e tutti studenti di Conservatorio. Tra loro troviamo Marilyn Viloria, venezuelana e studentessa del “Sistema” : un modello didattico musicale, ideato e promosso in Venezuela che consiste in un sistema di educazione musicale pubblica, diffusa e capillare, con accesso gratuito e libero per bambini di tutti i ceti sociali. La giovane, che nello spettacolo è Zita, una delle avide ereditiere, ci racconta la sua esperienza qua: «È magnifico-ci racconta entusiasta– il maestro Bologna ci ascolta uno alla volta e molto attentamente, osservando ogni dettaglio, facendoci notare ogni cosa e poi Carrara è bellissima: quando guardo dalla finestra posso vedere i ragazzi scolpire il marmo ed è veramente molto bello: anche mia madre ha visto le foto che le ho mandato e ha visto su Discovery il flash mob mentre veniva svelato un monumento e ha mi ha detto che siamo un popolo che deve amare molto la sua città». Ma il vero protagonista di questa esperienza è soprattutto il clima familiare che si è creato tra i ragazzi come testimoniano sia Bologna che il pianista Pietro Mariani e come confessano i ragazzi stessi. Da settimane cantano insieme, vivono insieme, mangiano insieme e sono tutti d’accordo sul fatto che Stefano Pack, il fidanzato della figlia di Gianni Schicchi, cucini da favola. —
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