La manifestazione
Cava Valsora, rinvio di un anno per il processo
Al banco degli imputati c’è l’ex patron della Massese Giorgio Turba. Mancava per malattia l’altro testimone Corniani
massa. Rinviato di un anno, al 19 maggio dell’anno prossimo, il processo che vede al banco degli imputati Giorgio Turba, ex proprietario della Massese, e titolare di cava Romana. Ieri avrebbe dovuto testimoniare il geologo Massimo Corniani, coimputato nel procedimento, che ha però prodotto un certificato di malattia che ha giustificato la sua assenza in aula. E scaturito così il rinvio del procedimento, che comunque non dovrebbe avere effetti particolari sulla possibilità di prescrizione del reato.
Secondo la procura a cava Valsora-Palazzolo, dove aveva la concessione, Turba ha esteso l’attività estrattiva all’interno dei confini del Parco delle Apuane, comunque in un’area in cui l’estrazione non è né concessa, né prevista dal piano di escavazione.
In particolare secondo l’accusa sarebbe stata arretrata la linea di confine del parco, ampliando in questo modo la zona interessata all’attività estrattiva. Del resto al centro del processo c’è proprio la perimetrazione dell’area parco: secondo la difesa la definizione del confine proposta da Cava Romana nel 2010, nel piano di coltivazione, sarebbe stata definita sulla base di una cartografia più dettagliata di quella nell’allora disponibilità del Parco. Turba nel processo è difeso dall’avvocato Laura Buffoni, mentre Corniani ha come legale Luca Benedetti. La giudice è la dottoressa Valentina Prudente.
Nell’ultima udienza a testimoniare fu Alberto Putamorsi, presidente del Parco delle Apuane. È il presidente a spiegare che il 18 luglio dello scorso anno c’è stata una ridefinizione dei confini. Cosa che secondo la legale di Turba rafforzerebbe la linea difensiva. Stando, infatti, ai nuovi perimetri del Parco, come delineati dalla scorsa estate, l’area interessata all’escavazione in violazione alle norme paesaggistiche sarebbe ridimensionata pesantemente e passerebbe dagli 11.000 metri cubi della iniziale contestazione a 2.800 metri cubi. —
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