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«Ricordati il giacchetto»... e viaggiano per 33mila km senza prendere aerei

Camilla Palagi
«Ricordati il giacchetto»... e viaggiano per 33mila km senza prendere aerei

In treno, in autostop, in ogni modo basta che non si voli: i giovanissimi Nicole e Pietro raccontano le loro “vacanze” fino in Laos e Birmania. «Un’ esperienza che ti cambia e ti avvicina agli altri»

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MASSA. Sono partiti da Massa, hanno attraversato l'Austria, la Polonia, la Lettonia, la Russia, la Cina, il Vietnam, la Cambogia, il Laos, la Birmania, la Malesia e Singapore. Hanno macinato circa 33 mila chilometri a piedi, con i mezzi pubblici e facendo autostop. Un viaggio durato sei mesi che si è da poco concluso. E anche se all'apparenza l'impresa può sembrare stancante, Nicole Salteri, 21 anni, e Pietro Porcu, 23 anni, già progettano una nuova avventura.. I due giovanissimi, residenti a Massa ma ormai cittadini del mondo, hanno raccontato il loro viaggio attraverso la pagina Instagram “Ricordati il giacchetto”. Un viaggio iniziato subito dopo la maturità, in quel periodo di mezzo ricco di interrogativi sul futuro. Nel dubbio, loro hanno scelto di prendere tempo, uno zaino, un biglietto solo andata e lanciare un crowdfunding. Data della partenza il 25 ottobre. In programma un lungo tragitto e poche tappe. L'imprevisto è il benvenuto Il cambio di programma una sfida da affrontare. A distanza di sei mesi i due raccontano dell'agenda che hanno avuto modo di scrivere “on the road”, tante pagine piene di colori parte di un libro che non sono per niente intenzionati a chiudere. Anzi.

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Certo non è stato un viaggio tutto rose e fiori. «Il dato positivo è che prima di partire avevamo sottoscritto un'assicurazione sanitaria internazionale abbastanza costosa – spiega Nicola Salteri - L'abbiamo pagata circa 700 euro. Il dato negativo è che ci è tornata utile diverse volte». In Thailandia entrambi sono stati messi ko da un mix di coriandolo, citronella e tamarindo. In Malesia una zanzara li ha mandati all'ospedale. «In Thailandia abbiamo mangiato i cibi più buoni, che erano anche quelli cucinati nei posti peggiori a livello igenico. Le stoviglie di norma vengono lavate con l'acqua piovana. Tutto okay per una settimana. Dalla seconda in poi lo stomaco ha iniziato a mandarci dei segnali. In Malesia invece ci siamo beccati il virus “Denghe”: dolore alle ossa, febbre, male agli occhi, alla testa. Tutta questa sofferenza senza avere un briciolo di appetito. E quindi di forze. Il punto è che non c'è una cura: è una malattia trasmessa dalle zanzare, e in pratica per un momento ti dimezza le piastrine. Abbiamo dovuto restare in ospedale e attendere che passasse».

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I loro sguardi si illuminano mentre raccontano di come cambiano le strutture delle case di paese in paese. Di come, viaggiando con lentezza ed evitando gli aerei, hanno potuto comprendere i cambiamenti, le diversità. I confini sono diventati punti di incontro. «La bellezza l'abbiamo trovata nell'insieme, in quel “movimento” che mescola i tratti somatici e scandisce i paesaggi. Abbiamo apprezzato particolarmente la Birmania, lì le persone sono autentiche. Hanno tradizioni e sono meno occidentalizzate, c'è poco turismo. Uomini e donne girano in gonna e utilizzano la loro testa per appoggiarci qualsiasi cosa, proprio come uno strumento di trasporto. I treni sono lentissimi tanto che puoi scendere mentre sono in movimento. In Birmania non hai mai paura di perdere il treno».

Di cose ne hanno viste; tante vorrebbero portarle nella loro città. «Viaggiare ti cambia. Ti avvicina agli altri. Ci sono persone cattive in ogni parte del mondo, ma ciò non significa che tutti siano cattivi. La chiave sta nel fare il primo passo. Andare per conoscere. Noi non abbiamo intenzione di fermarci, vogliamo continuare a vivere di primi passi». —

Camilla Palagi
 

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