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«Il depuratore non funziona bene». Ipotesi class action per i rimborsi

Chiara Sillicani
«Il depuratore non funziona bene». Ipotesi class action per i rimborsi

A Massa decine di ricorsi per riavere la quota depurazioni fatturata. L’associazione Adic attiva un pool di esperti

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MASSA. La notizia è contenuta in una istanza di accesso agli atti. In quell’istanza Adic, l’associazione per i diritti dei cittadini, si rivolge al governatore della Regione, all’assessorato regionale all’ambiente, al sindaco di Massa e a quello d’oltre Foce. Al direttore generale di Arpat e ai vertici della società Gaia.

Anche alla luce della vicenda giudiziaria che ha riguardato proprio il depuratore, l’associazione attiva una procedura di accesso agli atti per fare il punto sull’impianto. In quella istanza Adic premette che decine di cittadini massesi hanno bussato alle sue porte per chiedere se possibile ottenere il rimborso della quota di depurazione addebitata da Gaia in fattura. Alcuni altri lo hanno fatto singolarmente, come utenti, alcuni, invece, si sono costituiti in comitati - si legge nell’istanza a firma Adic - per inoltrare un’unica domanda. La richiesta di rimborso - aggiunge l’associazione - alcuni l’hanno presentata direttamente a Gaia, altri, invece, si sono rivolti al comitato Acqua alla gola. Coloro che il rimborso lo hanno richiesto, hanno deciso di farsi avanti - si esplicita nella istanza - «perché oltre ai disagi subiti (odori nauseabondi, danni ambientali), ritengono ingiusto vedersi attribuire in bolletta il pagamento di una quota tariffa, un servizio che di fatto non era stato reso nella sua interezza». L’associazione a tutela dei cittadini ha quindi deciso di fare il punto: capire quale sia la situazione del depuratore e valutare se una richiesta di rimborso possa essere avanzata, ai sensi di legge.

Clara Gonnelli è la presidentessa e legale rappresentante di Adic Toscana. È lei a spiegare che l’associazione «ha fatto una richiesta formale di accesso agli atti e ha coinvolto un pool tecnico-giuridico per capire, in materia di rimborsi, quale sia il modo più indicato di procedere». Chiede atti e documenti sul funzionamento dell’impianto di depurazione e valuta - perché ancora siamo alla fase di valutazione - se valga la pena portare avanti una richiesta collettiva di rimborso, magari - se esistono le condizioni - nella forma della class action.

Un ruolo nel percorso ce l’ha, come conferma Ersilia Mignani, anche il comitato Acqua alla gola a cui molti cittadini si sono rivolti per sapere se esista la possibilità di non versare la quota depurazione o di chiedere la quota versata in passato. Qualsiasi decisione verrà assunta solo atti alla mano, quando cioè l’associazione per i diritti dei cittadini avrà a disposizione atti e documenti e sarà in grado di fotografare con esattezza la situazione. Con il coinvolgimento dei cittadini e dei comitati, comitati che si stanno costituendo numerosi, anche nella zona di Partaccia, a fronte dei divieti di balneazione scattati in quell’area. Insomma, l’Adic farà il punto poi valuterà se davvero esistano le condizioni per la richiesta di un rimborso per la quota della depurazione. —

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