Il Tirreno

l’appello 

Veleni nella falda, i comitati: «Ora vogliamo dire la nostra»

Veleni nella falda, i comitati: «Ora vogliamo dire la nostra»

Cittadini e associazioni scrivono alle autorità e chiedono di essere coinvolti. Propongono un loro rappresentante in commissione e incontri formativi

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MASSA. Sono in tanti - comitati, associazioni, cittadini - e in tanti decidono (leggi box accanto) di mettersi intorno ad un tavolo e stendere un documento condiviso. Un vero e proprio appello che rivolgono a sindaci, regione toscana, ministero dell’ambiente e autorità competenti per l’ambiente e la salute pubblica. Si perché i dati di Sogesid sugli inquinanti nella falda disegnano un quadro allarmante e loro chiedono che adesso cittadini e associazioni abbiano una parte attiva, siano direttamente coinvolti. Chiedono che un loro rappresentante prenda parte alla commissione per lo studio e le successive bonifiche, propongono «un processo partecipativo e di trasparenza» con informazione continue e dettagliate sullo studio Sogesid.

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una premessa: «I risultati delle analisi e delle caratterizzazioni, effettuate dalla Sogesid - scrivono associazioni e comitati - sono comparsi sulla stampa e successivamente pubblicati nel sito dell’ Arpat, dati che hanno riportato tristemente alla luce gli esiti di uno scempio ambientale di oltre 40 anni. Un disastro annunciato, quello dell’area ex Farmoplant dovuto a insediamenti produttivi inquinanti e ad un’imprenditoria senza scrupoli - scrivono - alle negligenza delle istituzioni e delle autorità competenti nella vigilanza, all’incapacità e mancanza di lungimiranza politica nel saper fronteggiare adeguatamente la tutela del territorio in tutte le sue dimensioni. Per tutto ciò i cittadini pagano ed hanno pagato non solo in termini di salute (es. alta incidenza di tumori,) ma anche in termini di negazione a poter fruire a pieno di un territorio in cui sono nati e cresciuti, arrecando danno anche all’economia locale».


Poi il riferimento ad un triste record: «Oggi, Massa Carrara ha conquistato un record, quello - spiegano - di figurare tra i 42 siti d’interesse nazionale ad alto ed esteso inquinamento ambientale che sono stati individuati e perimetrati con decreto del Ministero dell’ambiente, d’intesa con le regioni interessate».

Quindi citano le norme sul Sin: «I siti d’interesse nazionale - così recita la legge in materia - ai fini della bonifica, sono individuabili in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell’impatto sull'ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali».

Quindi la consapevolezza di comitati e cittadini che «dopo tanti anni di irresolutezza e di indugi, si è passati alla seconda fase dello studio in cui si analizzeranno le acque e le falde per passare poi, finalmente, alla progettazione delle operazioni di bonifica per la quale sono stati stanziati oltre 25 milioni». Fase B di cui i comitati e le associazioni vogliono essere parte attiva prendendo parte, attraverso un tecnico loro rappresentante alla commissione che si occuperà dello studio dei dati e di definire gli step per la bonifica e attraverso la promozione di un processo partecipati che, con workshop, incontri ed eventi informativi affinchè i cittadini siano coinvolti direttamente. E dopo 30 anni conoscano lo stato dei fatti e le modalità di intervento per porre soluzione al problema. —


 

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