Il Tirreno

Veleni nella falda: «Per anni ho usato quell’acqua per l’orto, nessuno ci disse del divieto»

Manuela D’Angelo
Veleni nella falda: «Per anni ho usato quell’acqua per l’orto, nessuno ci disse del divieto»

Massa, sittadini in consiglio comunale sulla recente ordinanza voluta dal Comune. Una donna: «Abbiamo morti sulla coscienza»

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MASSA. «Ho innaffiato il mio orto per anni con l’acqua del pozzo, e ho dato da mangiare quella verdura anche ai miei nipoti e voi oggi venite a dirmi che esisteva già una ordinanza che lo vietava? Io non l’ho mai letta». È questa una delle tante testimonianze di cittadini massesi che ieri sera hanno affollato la sala del consiglio comunale dove sindaco, tecnici e vertici Asl e Arpat erano pronti a rispondere a tutte le loro domande, ai dubbi e alle paure, riemerse dopo l’ultima ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua di falda, nell’area industriale di massa, fino al mare, perché pesantemente inquinata.

Il signor Giovan Battista abita vicino alla ex Farmoplant, come la signora Maria, che vi si trasferì 25 anni fa, pensando che con la chiusura della fabbrica i problemi di inquinamento fossero finiti.

Oggi si ritrovano con i veleni sotto i piedi e legittimamente si sono chiesti se ci fossero pericoli per i loro nipoti, se possono ancora giocare, se il Mercurio rischia di essere inalato e se in tutti questi decenni non ci sia stato il rischio che anche l’acquedotto venisse intaccato.

E ancora: «Chi ci assicura che campeggi e stabilimenti balneari utilizzino l’acqua dell’acquedotto per le docce e gli usi alimentari? Il sindaco si faccia consegnare le bollette di Gaia e ce le mostri», gridano dalla sala. L'ordinanza che vieta l'utilizzo dei pozzi, si è resa necessario dopo la pubblicazione dei dati aggiornati di Arpat sull’inquinamento della falda acquifera, che dovrà essere bonificata nei prossimi mesi con un finanziamento del ministero pari a 25 milioni di euro. «Il fatto che ci sia lo stesso valore di cromo esavalente nella zona di Ferroleghe- dice il sindaco Persiani- purtroppo lascia presupporre che ci sia una sorgente ancora attiva, e che ci sia un punto dove gli idrocarburi toccano vette altissime ci fa pensare a sversamenti abusivi. A questo serviranno gli ulteriori controlli prima del progetto di bonifica che sarà pronto per dicembre e che potrà dare via libera ai lavori».

Il sindaco ha reso noti anche altri dati: 7.137 i residenti totali interessati dall’ordinanza, 343 denunce di pozzi per uso domestico e 177 per usi diversi. «Noi vigileremo che da adesso in poi l’ordinanza venga rispettata da tutti, privati, campeggi e balneari« rassicura il sindaco. Mentre Asl e Arpat ribadiscono: «Non sussistono altri problemi, l’acqua dell’acquedotto è sana e non ci sono pericoli di inalazione dei materiali chimici trovati nella falda».

Il signor Mario però racconta di aver visto morire tanti suoi amici: «L’acqua del pozzo non la bevo più da tanto tempo- racconta- da quando il mio compagno pastore da 300 pecore si ritrovo con 150, poi con 10 e un giorno nessuna più. Pascolavano vicino a Rumianca, perché non aveva i soldi per il fieno fresco. Dopo poco morì anche lui. Però l’acqua dei pozzi i residenti di quelle zone hanno continuato ad usarla per irrigare i loro campi e gli orti. Nessuno si era mai fatto sentire per intimargli il contrario. Chissà quante anime abbiamo sulla coscienza, tutti noi».

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