Il Tirreno

Fdi 

«Rossi e Pd tacciano sul tema bonifiche»

B.B.

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massa. «Prima di parlare il Pd e il governatore Enrico Rossi si facciano un esame di coscienza ed abbiano la decenza di tacere come hanno fatto in questi anni non affrontando il tema delle bonifiche e le conseguenze che ancora oggi stiamo pagando in termini di salute e di vite umane».

L’attacco al presidente della Regione Toscana e al Partito democratico massese, in particolare al segretario Luca Perinelli, è di Fratelli d’Italia di Massa che sulla vicenda dell’inquinamento della falda e delle bonifiche si dice «al fianco dell’amministrazione comunale della quale condividiamo la trasparenza e la voglia di verità e che si trova in una situazione della quale non ha nessuna colpa, ma come promesso non si è sottratta né al confronto né alla responsabilità di trovare una soluzione».

«Dopo 30 anni, abbiamo le analisi complete dei veleni che si annidano nelle profondità del territorio e dentro le acque di falda, non graditi avanzi di un periodo industriale in cui le regole ambientali erano un optional ed i controlli sui danni che ne derivavano erano fatiscenti e spesso scambiati con qualche posto di lavoro - continua Fratelli di Italia - per questo fanno specie le affermazioni del governatore e del segretario Perinelli che si attribuiscono meriti che non hanno».

Nello smantellare quelle dichiarazioni, Fratelli d’Italia si chiede cosa abbia fatto il centro sinistra per bonificare il territorio e perché oggi, dopo oltre 30 anni, ci si trovi ancora a fare indagini: «L’attuale situazione ha un responsabile politico: quel centro sinistra e quel Pd rimasti immobili di fronte ad una situazione che era conosciuta, ma volutamente ignorata - prosegue il partito della maggioranza massese - non occorre una commissione d’inchiesta per certificare o trovare i colpevoli politici dei ritardi, delle omissioni e delle superficialità che ci sono in questa vicenda». Fdi non le manda a dire: «Il centro sinistra chiuse la causa contro Edison accettando la liquidazione del danno per soli 700.000 euro forse perché aveva bisogno di soldi per rimborsare il finanziamento ricevuto per le piste ciclabili o per ricoprire di terra la fornace romana scoperta in piazza Mercurio o per donare alla città il museo archeologico a palazzo Bourdillon e mai visto? Questo per loro è il valore del disastro causato dallo scoppio della Farmoplant: uno schiaffo in faccia al territorio e ai suoi cittadini». —B.B.

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