La manifestazione
Cinquecento commensali per una cena speciale: il Ramadan in città
Un iftar, il pasto serale che interrompe il digiuno del Ramadan da 500 persone di via del Plebiscito. Un successo oltre ogni aspettativa per l’iniziativa “Ramadan in città”, organizzata da Casa Betania e dal comitato della Marcia per la Pace e patrocinato dal Comune di Carrara. I posti a sedere erano per 300, ma l’afflusso di persone tra loro diverse per età, etnia, foggia e colori degli abiti, confessione religiosa è stata molta superiore al previsto. Un vero e proprio tripudio di colori, odori e sapori. La serata è stata inaugurata dai saluti di Sara Vatteroni di Casa Betania, che ha ringraziato l’assessora al sociale Anna Galleni per la disponibilità e la presenza e ca’ Michele per aver fornito tavoli e panche. La consigliera di maggioranza Barbara Bertocchi ha portato gli auguri del sindaco: «Non mi aspettavo così tante persone molto felici» ha detto al microfono. Il parroco di Barbarasco don Anthony Okechukwu Nnadi si è fato avanti per porgere i saluti della Chiesa cattolica, per conto della diocesi di Massa-Carrara e Pontremoli: «Se facciamo delle cose insieme è perché guardiamo a Dio, che è nostro padre; e questo implica che siamo tutti fratelli. Grazie a tutti per quello che state facendo». Giulia Severi ha parlato a nome della Chiesa Metodista: «Questa è un’occasione per praticare una cultura dell’accoglienza e della civiltà. Auspichiamo che l’evento diventi una ricorrenza». Per la comunità musulmana ha parlato Youssef Sbai, 56 anni, massese d’adozione ed ex vice presidente nazionale dell'Ucoii, l'Unione delle comunità islamiche in Italia, di cui è stato cofondatore: «Grazie a Carrara che ci ha teso le braccia. Questa città è meravigliosa, piena d’amore. C’è da parte nostra la volontà di continuare in un percorso di pace e dialogo costruttivo. Vediamo presenti tante lingue, tanti costumi: questo è un indicatore di accoglienza, ma anche spia della presenza di una comunità di diversamente credenti e non credenti che credono nei valori della convivenza». Scoccate le nove, è cominciata la cena: l’iftar si è aperto, come da tradizione, con la consumazione dei datteri per ricordare il modo in cui il profeta Maometto ha interrotto il digiuno. Poi le lunghe tavolate si sono riempite di piatti tipici della cucina araba, dal cous-cous di verdure all’hummus di ceci. Oltre ai ragazzi ospiti di casa Betania, persone di ogni etnia e confessione hanno avuto occasione di confrontarsi sedendo fianco a fianco e parlando. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
