Il Tirreno

biosfera unesco 

Gli apicoltori da tutto il mondo a convegno

– Cristiano Borghini

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LICCIANA. Si è svolto ad Apella in Lunigiana il convegno “Apicoltura nelle Riserve di Biosfera: uno sguardo alle esperienze internazionali”. L’iniziativa ha segnato la conclusione di un workshop tra apicoltori del Mediterraneo, promosso dalla Biosfera Unesco dell’Appennino tosco-emiliano, che ha visto la partecipazione di apicoltori provenienti da Catalogna, Corsica, Libano e Tunisia. La MaB Unesco dell’Appennino era rappresentata dagli operatori lunigianesi che producono il rinomato miele DOP. I partecipanti al convegno hanno presentato i loro contesti apistici nelle rispettive Riserve della Biosfera di Terres de Ebre (Spagna), Valleé du Fango (Francia), Jabal Moussa (Libano) e Djebel Bou-hedma (Tunisia). Per l’Appennino è intervenuto Stefano Fenucci, apicoltore della cooperativa il Pungiglione, mentre il professor Antonio Felicioli dell’Università di Pisa ha sottolineato il ruolo delle api e degli altri insetti apidei per la biodiversità. «Per le api e per la produzione di miele questo è proprio un anno terribile – spiega Fenucci – In Lunigiana abbiamo più di 1000 allevamenti e il nostro miele DOP è quello di acacia, eppure quest’anno la produzione è azzerata. Anche adesso che le condizioni del tempo sembra migliorare, non possiamo sperare di recuperare perché la fioritura dell’acacia l’abbiamo persa. Forse alcune piante a quote superiori potranno ancora produrre fiori, ma il miele sarà scarso. Tra quindici giorni inizierà la fioritura del castagno, ma dovremo fare un grosso sforzo anche perché le piante cominciano ad avere problemi per il cinipide. Il parassita, infatti, dopo tre o quattro anni di calo, è tornato in modo significativo». Le problematiche, quindi, sono tante. «Molti apicoltori hanno dovuto sostenere le api con una alimentazione artificiale per farle sopravvivere, come miele o acqua e zucchero. Per fare fronte a questi problemi – continua Fenucci – sarebbe necessario programmare una strategia a lungo termine di concerto con gli agricoltori. Bisognerebbe, infatti, avere sia la disponibilità ad ospitare arnie, sia a poterle spostare dove ci sono fioriture valide. Inoltre, gli agricoltori potrebbero piantare le così dette varietà bee-friendly, come per esempio facelie ed erba medica». Mel, come network, promuove la diversità biologica e culturale derivante dall’apicoltura. – Cristiano Borghini

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