Gioco
Saltano le prenotazioni, ma solo a Partaccia Gli albergatori temono l’effetto domino
Domenico Antonioli: questo polverone ci fa davvero male. I balneari ribadiscono: pozzi artesiani sigillati dal 1981
massa. Una cosa è certa: il mercato turistico non se la passa benissimo. Non se la passa bene oggi, che i dati sull’inquinamento della falda sono noti, non se la passava bene qualche settimana fa quando quei dati erano ancora nei cassetti delle scrivanie. Colpa - ipotizza chi di turismo ci vive - del meteo o forse dei portafogli vuoti. Certo è che i divieti di balneazione in quel di Partaccia e i dati sulla “salute” della falda, una mano a hotel, camping e stabilimenti balneari proprio non la danno. E c’è chi si ritrova a cancellare dall’agenda prenotazione già fissate. Da settimane o mesi.
Sabrina Giannetti, titolare dell’hotel Eden a Cinquale, è la presidente di Federalberghi Costa Apuana. Nelle strutture associate di disdette non ne sono arrivate: «So di problemi a Partaccia. Siamo solidali con i colleghi. Nelle nostre strutture, nessuno ha rinunciato alla prenotazione, ma certo è che la stagione non parte. E le difficoltà di Partaccia si sommano ad un quadro già difficile».
È un quadro molto simile quello che traccia Domenico Antonioli, titolare dell’hotel Luna e presidente albergatori per Confesercenti: «Non so se sia dovuto al tempo o alla notizia dell’inquinamento, ma per questo fine settimana non avevamo grossi arrivi e non abbiamo comunicazioni di disdette». Per Antonioli ad accusare il colpo sono soprattutto i campeggi, ma prima di tirare le somme, si concede la prova del nove: «Verificheremo oggi e domani e la prossima settimana, solitamente il boom dei vacanzieri arriva alla fine delle scuole. Certo, il polverone - così definisce la reazione alla diffusione dei dati sulla falda - non avrà esito positivo. Non è una bella immagine». Chi viene da fuori - Antonioli lo sottolinea - «fatica a capire la differenza tra inquinamento della falda, dei pozzi o dell’acquedotto, sente che l’acqua è inquinata e magari non prenota nemmeno. Sono 40 anni che la falda è inquinata - l’albergatore tira le somme - e ce ne accorgiamo oggi». Antonioli ci tiene a ribadire che le poche prenotazioni possono essere dovute a fattori diversi dall’inquinamento, principalmente il brutto tempo, ma ammette che gli operatori sono «preoccupati per il proseguo. Bisogna che l’amministrazione chiarisca; si potevano chiudere i pozzi, rendere pubblici i risultati prima o dopo, ma si doveva evitare uno scandalo perché viviamo di turismo».
E di turismo vivono campeggiatori e balneari. Sono loro a ribadire che dal 1981 i pozzi, nell’attuale area Sir, sono sigillati: «Da anni - spiegano i balneari di Partaccia, aderenti al consorzio riviera toscana - negli stabilimenti utilizziamo acqua dell’acquedotto. Prevenzione e sicurezza sono i nostri obiettivi e i nostri ospiti lo sanno. Abbiamo avuto diverse telefonate per ricevere chiarimenti». Chiarimenti perchè molti confondono il divieto di balneazione per la presenza degli Escherichia Coli, con l’ordinanza di divieto utilizzo pozzi: «Il divieto di balneazione è temporaneo, aspettiamo di avere le contro analisi di Arpat. L’ordinanza del sindaco, invece, è la logica conseguenza della prima fase della caratterizzazione nell’area rossa del polo ex industriale. Percorso essenziale per arrivare alla soluzione. L’auspicio è che i clienti abituali di Partaccia, conoscendo la nostra storia, scelgano anche quest’anno il nostro territorio». —C.S.; B.B.
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