Il dolore
Quel fondo che compra pensando alla Via della Seta
carrara. Fondazioni di origine bancaria, casse di previdenza, fondi pensione e istituzioni bancarie, nazionali e internazionali. Il fondo F2i è composto da azionisti di vario tipo, spicca ad esempio al 14% la partecipazione di Cassa Depositi e Prestiti. La sua attività principale, come dice lo stesso nome, è il settore delle infrastrutture. Ma non immaginate ponti e strade, l’idea è ben più ampia: aeroporti, ausotrade, distribuzione del gas, ma di recente i vertici del fondo stesso non hanno disdegnato acquisizioni nel campo delle farmacie, dell’energia solare e delle reti di telecomunicazione. Insomma, un accentratore. O come si dice nel linguaggio più neutralizzante dell’economia, un aggregatore in settori che spesso tendono a essere disorganici.
Carrara insomma entra in un gioco grande, acquisita dal terzo fondo controllato da F2i. L’ultima operazione di un certo rilievo prima di quella messa a segno sotto le Apuane è stata l’acquisizione del 55% del Trieste Airport. E si dice che gli appetiti del fondo non siano terminati con Carrara, Porto Marghera e Chioggia. Tutte porte d’ingresso sul Mediterraneo italiano con interessi anche nei confronti di Napoli e Taranto.
Parlando dell’acquisizione della Porto di Carara, l’ad di F2i Renato Ravanelli ha spiegato: «Si tratta di un comparto frammentato, con molti operatori di piccole dimensioni: F2i, fedele alla sua missione di aggregatore in settori strategici per la nostra economia, si candida a creare un campione nazionale a controllo e gestione italiana, che garantisca anche la neutralità d’accesso a infrastrutture strategiche quali i porti. La nascita di un campione italiano è estremamente importante per alimentare il ruolo del nostro Paese nell’economia mondiale, anche alla luce dell’impatto che avrà sugli scambi internazionali via mare la Belt and Road Initiative in cui l’Alto Adriatico rappresenta uno snodo cruciale» —
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