Gioco
Bogazzi vende la Porto alla F2i Affare da decine di milioni di euro
Conclusa la cessione al fondo italiano d’investimento nelle infrastrutture. È il primo investimento nel settore portuale
carrara. Si chiude un mondo: il capitalismo familiare di Enrico Bogazzi, l’imprenditore creatore-leader che dal locale cresce fino a creare un impero, ha ieri ceduto il passo alla tarda modernità del capitalismo dei fondi di risparmio, vendendo il gioiello di famiglia, la Porto Spa, alla F2i. Un passaggio epocale tra i dock di Marina di Carrara (ma non solo), che ora passano il mano al colosso dei fondi gestione specializzato nelle infrastrutture. A darne l’annuncio è la stessa Fondi Italiani per le infrastrutture, dopo che l’acquisto giovedì sembrava avere incontrato degli ostacoli. Erao in parte così, quasi una cortina fumogena mentre mani si stringevano e banchine cambiavamo di proprietario-concessionario. Così il maggiore fondo infrastrutturale italiano con una dotazione di circa 5 miliardi di euro, annuncia l’ingresso nel settore dei porti con l’acquisizione del Gruppo Porto di Carrara Spa (Pdc Spa), che detiene terminali portuali a Carrara, Marghera e Chioggia. Acquisizione che non è leggera, come ricorda la stessa F2i in una nota. A maggior ragione se si considera che il fondo, proprietario di aeroporti e infrastrutture sociali, non era mai entrato nel settore portuale: la Porto infatti mobilita «ogni anno circa 5 milioni di tonnellate di rinfuse solide, rappresenta uno dei principali hub portuali italiani e opera nel settore strategico dell’approvvigionamento di alcune delle principali filiere industriali italiane. Attraverso i terminali del gruppo Pdc passano infatti la maggior parte degli approvvigionamenti siderurgici per i distretti di Brescia, Verona e Vicenza, i cereali destinati alla trasformazione nei distretti industriali alimentari della Pianura Padana e il marmo e le pietre destinate ai distretti lapidei di Carrara e Verona. Pdc e le sue controllate Multiservice Srl e Transped Srl operano come poli portuali polispecialistici nonché vere e proprie piattaforme logistiche, come avviene per l’assemblaggio e movimentazione di moduli a favore di Baker Huges General Electric nell’area di Carrara».
Il gruppo ha chiuso il 2018 con circa 59 milioni di euro di ricavi consolidati. F2i, rilevando la quota di maggioranza detenuta dall’armatore e operatore portuale Enrico Bogazzi e quella di minoranza detenuta dalla cooperativa di servizi portuali Ciclat, intende proseguire nel solco operativo segnato dall’azionista di controllo uscente. L’investimento è stato realizzato attraverso il terzo fondo F2i, assistito da Venice Shipping and Logistics (Vsl) in qualità di advisor industriale. «F2i ha deciso di entrare nel settore dei terminali portali per rinfuse perché si tratta di un’infrastruttura vitale per l’approvvigionamento delle filiere industriali italiane e uno snodo strategico per l’attività economica del Paese» ha commentato Renato Ravanelli, amministratore delegato del fondo F2i. Cifre? Ufficiali non se ne fanno: ma si parla di alcune decine di milioni di euro. —
L.R.D
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