Gioco
Sparirono 480mila euro all'azienda, contabile patteggia una pena di 4 anni
L’accusa: la contabile aveva la fiducia dei capi ma versava parte degli assegni sul suo conto personale, raggirando la banca
MASSA. Era accusata di aver messo in piedi un sistema perfetto per sottrarre soldi alla sua azienda, durato otto anni: goccia su goccia, assegno dopo assegno, approfittando della totale fiducia di cui godeva, secondo il tribunale di Massa, Sara Della Tomassina ha versato sul suo conto 480mila euro, sottraendoli dalla sua azienda, la Ulivieri Ricambi. Per questo motivo il giudice per le indagini preliminari, Giovanni Maddaleni, ha fissato la pena di quattro anni di reclusione.
Lei, difesa dall’avvocato Corrado Ceccarelli, ha chiesto il patteggiamento. Secondo quanto ricostruito di fronte al giudice, Della Tommasina avrebbe avuto la possibilità di metter in piedi il reato proprio grazie alla fiducia di cui godeva all’interno dell’azienda in questione. La donna infatti era stata incaricata di curare gli aspetti amministrativo-contabili della società, compresi chiaramente quelli con le banche. Il che implicava che dalle sue mani passassero un gran numero di assegni, destinati ai conti dell’azienda per essere depositati.Con una certa frequenza, come confermato dalle indagini che ricostruiscono la cronologia dei passaggi bancari, la donna si occupava delle operazioni allo sportello, presentando diversi assegni emessi a favore della Ulivieri da parte di clienti. E non solo.
Altri assegni invece erano emessi dai due amministratori della società, Riccardo Ulivieri e Fernando Cecconi.Fin qui siamo nei normali compiti che svolge chi si occupa di contabilità. Secondo il giudice Maddaleni però la donna compilava «le distinte in modo fraudolento, inducendo in errore l’istituto bancario circa la reale sussistenza di una delega alla consegna di una parte delle somme in contanti nei suoi confronti». In pratica, Della Tommasina faceva credere agli operatori di sportello che una parte di quei soldi le andassero consegnati in contanti con la modalità del "resto".
Con il benestare dei suoi datori di lavoro.E non si limitava a questo. Nei giorni successivi, o nello stesso giorno del versamento, tornava in banca per versare sul conto corrente intestato a lei e al marito parte di quelle somme in contanti che si era fatte consegnare allo sportello.Le somme trattenute variavano a seconda della giornata. Talvolta si trattava di una parte dell’importo totale versato: se l’assegno era da 19mila euro, la donna in certi casi tratteneva un migliaio di euro. E non sempre poi lo depositava sul suo conto. In altre occasioni invece, una in particolare che risale all’ottobre del 2009, l’impiegata della Ulivieri si presentò in filiale con un assegno da diecimila euro. Soldi che però si farà consegnare in contanti, l’intera somma, versando due giorni dopo quei diecimila euro sul suo conto corrente.
Trattenendo tutto, insomma. Il gioco va avanti per quasi dieci anni, quando il datore di lavoro a un certo punto si rende conto che qualcosa non torna. Affronta la donna, come racconta agli inquirenti, che di fronte a lui ammetterebbe le proprie colpe. E l’azienda, rappresentata dall’avvocato Giuseppe Del Papa, la denuncia. Le indagini della guardia di finanza, e seguite dalla pm Roberta Mormararco, hanno smascherato il giro di assegni anomalo. Arrivato dal giudice, e definito con il patteggiamento a quattro anni.
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