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il caso 

Il Liceo Classico festeggia gli strumenti antichi restaurati

Daniela Marzano
Il Liceo Classico festeggia gli strumenti antichi restaurati

Erano stati scoperti per caso su uno scatolone in terrazza negli anni ’80 e ora, grazie anche all’Università e a una onlus di Brera, sono a disposizione

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MASSA. Il liceo classico “Pellegrino Rossi” ha rivelato mercoledì scorso una seconda anima, quella scientifica, non meno importante di quella umanistica che lo caratterizza come indirizzo. Sono stati presentati infatti i risultati del lungo restauro degli antichi strumenti di fisica, scoperti per caso in uno scatolone nella terrazza sopra l’aula magna della scuola (dentro il quale erano stati messi alla rinfusa, rotti, smontati, rovinati dal tempo e dalle intemperie) e portati dentro per essere studiati e sistemati. Il merito iniziale va all’assistente tecnico Pietro Gianfranceschi che, scoperti gli strumenti, negli anni ’80 decise di portarli nel laboratorio di fisica, incuriosendo i vari professori che si sono via via succeduti ad analizzarli, ricostruirli e rimetterli a nuovo, con tanto di catalogazione e schedatura. Una delle principali artefici di accelerazione di questo processo è la prof.ssa Giulia Cecchelli, docente di fisica del liceo, che è riuscita intorno a questo progetto a catalizzare l’interesse degli studenti e ad utilizzarlo anche come occasione di alternanza scuola-lavoro. Altre professoresse a cui è andato il ringraziamento del Preside Massimo Ceccanti sono state la Prof.ssa Anna Mariani (quella che prima iniziò i lavori di restauro), la Prof.ssa Angela Bertocchi e la Prof.ssa Leila Verona, esperta di storia dell’arte, che ha insegnato i ragazzi a ripulire il legno, scartavetrarlo, verniciarlo e mettere la cera, nonché lucidare le parti di ottone. Hanno così visto la luce strumenti come il tubo di Kundt, il sonometro, lo stereoscopio, l’apparato di Ingenhousz, il dilatometro, l’anello di Gravesande, la macchina di Haldat, il piano inclinato e il paradosso meccanico. Vita più difficile l’hanno avuta due strumenti, fiore all’occhiello dell’intera collezione, la macchina elettrostatica di Ramsden e la macchina di Atwood costruiti da Mariano Pierucci, finiti per la riparazione a Brera. «Avevamo trovato un piano con il disco di vetro ma la campana di ottone era staccata. Non avevamo idea di come andava posizionata e siamo riusciti a ricostruire lo strumento grazie ad alcuni miei libri di testo del 1800 che riportava le figure di questi strumenti – racconta la Cecchelli – Per portarli in funzione abbiamo chiesto l’aiuto dell’Università di Pisa, al Museo della Scienza e della Tecnica di Firenze e poi ci siamo rivolti all’A.r.a.s.s. Brera, una onlus che si occupa del restauro degli antichi strumenti scientifici. Il nostro budget era di appena 1600 euro». Alessandro Lattanzi, uno dei ragazzi coinvolti nel progetto, racconta che per loro «è stato un grande insegnamento storico oltre che scientifico. Siamo stati in tanti a lavorarci, gli ultimi siamo un gruppo misto di 10 ragazzi di I, II e III liceo”.

Le foto di questo materiale e le singole schede andranno a costituire un “museo virtuale” a disposizione di tutti sul sito dell’Istituto. —

Daniela Marzano



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