Gioco
Porto spa, definito il passaggio a F2i, mancano solo i dettagli. Bogazzi lascia
Trattativa andata avanti fino a tarda serata a Milano. Il fondo avrà il controllo della società di Marina di Carrara
CARRARA. Fine di un’epoca. Dell’epoca Bogazzi alla Porto spa. La trattativa è andata avanti fino alla tarda serata di ieri a Milano anche se i siti specializzati la davano per conclusa già nelle prime ore del pomeriggio. Definito il passaggio, mancano ancora i dettagli che segnano il passaggio delle quote dell’armatore Enrico Bogazzi al fondo di investimento italiano F2i. In realtà ormai da qualche anno, con l’ingresso dei nuovi operatori all’interno dello scalo, Bogazzi del porto controllava solo una parte: il monopolio andato avanti per decenni, ormai non esisteva più da un pezzo.
Fine dell’era bogazzi
Per il territorio e l’economia carrarese la fine di un’epoca, quella che per decenni ha fatto capo, per quel che riguarda la gestione dello scalo marinello, a Enrico Bogazzi. La notizia era nell’aria e la trattativa in cantiere da mesi. Fondi Italiani per le Infrastrutture è una società di gestione del risparmio fondata nel 2007 da Vito Gamberale e protagonista della creazione del più grande fondo chiuso in Italia (uno dei maggiori in Europa).
In 12 anni di attività F2i non si era mai spinta nel settore porti: l’attenzione di F2i che si è concentrata sui porti di Marina di Carrara e di Marghera che fanno capo a Bogazzi.
L’operazione
La cessione dei terminal, e in particolare quello di Marina di Carrara avrebbe un importo limitato. Il Fondo, infatti, può vantare tra i propri azionisti di riferimento Cdp, Intesa Sanpaolo, Unicredit, Istituzioni, primari Istituti di credito, Fondazioni bancarie (fra cui la Fondazione Cr Lucca) e Casse di previdenza. I suoi investimenti spaziano dagli aeroporti alle reti gas. Il Primo Fondo F2i, avviato nel 2017, ha raccolto 1.852 milioni di Euro, successivamente investiti quasi interamente in vari comparti infrastrutturali, con quote di controllo in importanti aziende quali 2i Rete Gas, Alerion Clean Power, Hfv, Gesac, Infracis, Metroweb, Sagat e una quota di rilievo in Sea. Il Secondo Fondo F2i ha investito in 2i Rete Gas, Sia, Sea (seconda tranche) e Trm. Il terzo fondo, raccolto nel 2017, ha ereditato le partecipazioni azionarie del primo in società operanti in quattro differenti piattaforme infrastrutturali (distribuzione gas, gestione aeroportuale, generazione elettrica da fonte solare, ciclo idrico integrato). Il fondo punta a consolidare alcuni punti chiave delle infrastrutture che nel nostro Paese soffrono di una grave frammentazione. Potrebbe fare lo stesso coi porti italiani, il cui potenziale è gravemente inficiato da dalla mancanza di una regia centralizzata a livello nazionale.
Il futuro
Fino ad oggi il porto di Marina di Carrara è stato legato a doppio filo al re degli armatori e alla sua società. Da un paio di anni Bogazzi aveva annunciato la volontà di andare in pensione. Ma è addirittura da prima che sarebbero cominciate le grandi manovre per la vendita del terminal apuano: un’opera di dismissione delle cui intenzioni l’armatore non aveva mai fatto mistero. Adesso la maxi operazione si sta concretizzando (le ultime battute contrattuali solo nella tarda serata di ieri) e questo comporterà un nuovo quadro e nuovi scenari per il futuro del porto.
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