Gioco
Pomario tra sterpi e sporcizia: no ai parcheggi, sì al giardino
In un convegno, tutti i progetti per far rinascere l’agrumeto di Alberico. L’ordine degli architetti è pronto a presentare le sue idee al Comune
MASSA. Dove oggi ci sono sterpaglie, sporcizia, e residui di cantieri abbandonati, nell’area del Pomerio Ducale, un tempo sorgeva il famoso giardino di Alberico, non un giardino qualunque, ma un’opera magistrale di architettura naturale, frutto di studi scientifici, per decidere quali specie coltivare e perché, con quale significato simbolico, dove impiantare gli alberi da frutto, in che posizione e seguendo quale disegno filosofico.
Curiosità, richiami storici, parallelismi con i meravigliosi giardini voluti dai reali di tutta Europa e amati dalle loro popolazioni, sono stati al centro della giornata di studio organizzata dalle associazioni 28 Aprile, Apuamater e dall’Accademia de’ Rinnovati, sul tema, appunto, del Giardino di Alberico di Massa. Esperti, studiosi e storici, tra cui Gabriele Capecchi, Claudio Palandrani, Mariella Zoppi e Marta Buffoni hanno ripercorso la vita del giardino e dato qualche idea all’amministrazione comunale, per il suo rifacimento. Che non si parli di parcheggi, o percorsi naturali sportivi, o spazi di socializzazione per bambini. Almeno non solo: al Pomerio Ducale deve tornare il giardino di Alberico, così come era una volta, così che possa essere ancora studiato e ammirato. Ovviamente, hanno convenuto tutti, non è un progetto che si possa fare “in casa”: bisogna tirare in gioco l’Università, la Soprintendenza, il Mibact (ministero per i beni e le attività culturali), e gli organismi legittimati alla tutela e al restauro dei giardini e dei parchi storici.
L’ordine degli architetti è disposto a presentare i suoi progetti al Comune, in attesa che il Pomerio venga messo a bando, ma con la precisa indicazione che lì sorga una riproduzione del giardino di Alberico. Tra le relazioni ascoltate c’è stata quella del dottor Gabriele Capecchi “Ai confini di Cosimo” ovvero le influenze culturali medicee sul Pomerio cybeo. E allora, i numerosi partecipanti al convegno hanno scoperto che si parla, non a caso, di un “giardino di agrumi”, crocevia di culture, costruito in tre fasi. Le prime piante furono prese da una proprietà di Spinetta Malaspina; Alberico I lo volle quadrato, con due porte di accesso (una è ancora visibile anche se “frantumata” e rinchiusa dentro transenne) e sei nicchie per le sculture. Un giardino di riflessione psicologica. Il modello era quello del giardino di Lorenzo dei Medici, descritto come il giardino di Salomene e la scelta degli agrumi non era stata casuale: c’erano cedri, aranci, limoni e cedrati, cioè innesti. Il giardino doveva essere pieno di “frutti perfetti”, graditi a Dio, e alberi piantati in base al sorgere del sole, per suggerire un dialogo di studio e riflessione. Il cedro, ad esempio, era un simbolo: gli Ebrei fabbricarono con il cedro le strutture portanti del Tempio di Salomone; in un passo evangelico apocrifo si dice che il corpo di Gesù Cristo, dopo essere stato deposto dalla croce, fosse stato lavato e cosparso con la resina del cedro e Gesù crocifisso fu spesso raffigurato appeso su un albero di cedro. Le sculture nelle nicchie, tutte sparite, probabilmente raffiguravano la Giustizia e la Gloria dei Principi e secondo Capecchi potrebbero essere state scolpite da Francesco Bergamini, scultore spesso sponsorizzato da Alberico. Il giardino subisce diverse trasformazioni, l’ultima, pare, quella del 1655 voluta da Carlo I che diede alla struttura un modello Valle dei tempi, ma aranci, limoni e cedri rimasero.
«È stato un incontro che ha trattato in modo concreto ed estremamente professionale diversi aspetti metodologici legati all’indagine sui dati di fatto archeologici e documentali- spiega Claudio Palandrani- per giungere fino ad una pianificazione dei possibili progetti di finanziamento europeo. Proprio gli Ordini professionali degli Architetti e degli Agronomi e Forestali, attraverso i propri rappresentanti hanno fornito un importante contributo di idee per la formulazione di un’ipotesi di lavoro che possa offrire riscontri reali per un futuro impegno di recupero del Giardino. Parte dell’area interessata - conclude Palandrani- è oggi di proprietà comunale ma, trascorsi ormai alcuni anni dalla sua acquisizione, le associazioni e la cittadinanza sollecitano una presa di coscienza della necessità, e anche dell’urgenza, che per il Giardino di Alberico si passi ormai ad una fase più avanzata, quella del recupero». —
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