Gioco
«La sinistra unita fondi un nuovo Cln»
L’appello di Nando Sanguinetti: oggi solo persone e personalismi. Dobbiamo arginare sovranismo e populismo
È un’analisi sociologica quella di Nando Sanguinetti, segretario comunale di Anpi a Carrara. Un’analisi degna della sociologia di Zygmunt Bauman, il ritratto di una società “liquida” in cui le relazioni si fanno labili labili e l’individuo emerge, prende spazio, alimenta egoismi e ostilità. Una fluidità dell’agire e della scelta, anche politica, che cancella la fedeltà dell’elettorato, lo rende mobile e spiega - Sanguinetti ne è certo - il trionfo della destra.
E ad alimentare, o forse crear, quell’emersione dell’individuo, quella prevalenza dell’io sul noi - Sanguinetti, 85 anni e la lucidità di un trentenne, non ha dubbi - è stata soprattutto la scomparsa dei partiti: «Se guardo ai risultati della destra, al quadro complessivo, penso che la causa di tutto sia da ricercare nella scomparsa dei partiti. Quando i partiti c’erano, e io penso soprattutto al Pci, c’erano anche le sezioni, c’era la discussione, c’erano le occasioni di aggregazione, ma anche di formazione e informazione. La sezione - ecco il concetto cuore della riflessione di Sanguinetti - era comunità. Oggi, invece, quella comunità non c’è più, c’è la persona, nella forma del personalismo».
E personalismo - il presidente di Anpi traccia una equivalenza - significa «egoismo e opportunismo, valori inversi, contrari ad una vita pacifica. Collettiva e democratica». Insomma, la destra ha vinto perché - per parafrasare Sanguinetti - quella dimensione collettiva del vivere la sinistra non l’ha coltivata. Analisi sociologica a cui si accompagna comunque anche quella politica: «Tutto - intendendo per tutto la regressione delle forze di sinistra - è cominciato con la svolta della Bolognina (quella in cui il Pci si scinde con la nascita del Pds). Per me quello fu un errore, credevo comunque che un grande partito andasse avanti, invece ho visto un progressivo spostamento a destra. Pensiamo a quanto è stato fatto sull’articolo 18, pensiamo al Jobs Act. La sinistra ha perso il suo Dna». E secondo Sanguinetti lo ha perso in quel continuo dividersi, in quei continui distingue, nello «stare alla finestra a guardare piuttosto che mettersi a proporre».
È a quella sinistra, divisa in rivoli, che Sanguinetti si rivolge: «Io penso che ciascuna delle forze della sinistra radicale dovrebbero fare un passo indietro in nome dell’unità, un passo indietro - motiva ed esplicita - per costituire un nuovo comitato di liberazione nazionale per arginare la deriva sovranista, populista e razzista. Il comitato di liberazione ha unito le forze, dai liberarli agli anarchici. Siamo in una fase pesante l’unità della sinistra è fondamentale».
L’unità e l’impegno alla conoscenza e alla formazione: «L’Anpi è impegnata e continuerà ad esserlo nella formazione culturale dei giovani, a partire dagli studenti che devono sapere cosa è stato il fascismo, cos’ è la Costituzione, come è nata». L’Anpi è disposta a fare formazione, ma i giovani sono chiamati a conoscere: «Hanno l’obbligo di informarsi. L’Anpi ha in custodia un grande bagaglio culturale. I giovani vengano a conoscerlo, le nostre porte sono sempre aperte». —
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