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la proposta 

Lombardia e Lunigiana, un’idea per la Lunezia

Lombardia e Lunigiana, un’idea per la Lunezia

L’idea è quella di una macroregione che comprende i territori emiliani  di Parma, Piacenza e Reggio Emilia e quelli della Spezia e di Massa e Carrara 

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Lunigiana. L u n e z i a: un manifesto per la costituzione della regione padano-lunense.

Con l’appellativo di Lunezia si indica la regione geografica proposta in sede di Assemblea Costituente col nome di “Emilia Lunense” dal senatore Giuseppe Micheli. Oggi con tale termine si identifica, per iniziativa della omonima associazione, quella vasta area padano-tirrenica che comprende i territori emiliani di Parma, Piacenza e Reggio Emilia e quelli lunigianesi della Spezia e di Massa e Carrara, con l’auspicabile estensione ad aree contigue, storicamente legate, quali senz’altro la Lucchesia di Garfagnana e le province padane di Mantova e Cremona (parte sud-est).

A dimostrazione del legame storico indissolubile di tali territori, ampiamente documentato, dopo la caduta dell’Impero Romano, già in epoca Bizantina e Longobarda, valgano le indicazioni chiarissime di una Strada Statale n. 62 della Cisa, che da Sarzana termina a Verona, e di una Via Vandelli, che già nel corso del Settecento univa il Ducato di Modena e Reggio a quello di Massa passando attraverso parte della Garfagnana.

«Oggi si identifica un comprensorio culturale ed economico padano-tirrenico chiamato Lunezia (dal toponimo dell'antica città di Luni) - si legge nella nota dell’associazione culturale Regione Lunzia - una geocomunità formata da territori distanti dai rispettivi attuali capoluoghi regionali, ma centrali rispetto ai comuni corridoi commerciali, e costituita da città "di frontiera" rispetto all'epicentro amministrativo regionale, città di medie dimensioni, ma capitali di distretti produttivi e di piattaforme funzionali nei diversi campi della cultura, della ricerca, della logistica, delle reti immateriali».

«Essa - prosegue la nota - potrebbe avere le stesse opportunità infrastrutturali, economiche e culturali di una grande metropoli, e nello stesso tempo conservare quelle caratteristiche di qualità della vita che queste città e questi territori hanno e che nessuna grande metropoli si può sognare, a condizione che una logica geocomunitaria li potesse far agire congiuntamente per essere più forti nella competizione globale».

Il progetto prevede non a caso la creazione ed il completamento di una efficiente rete di infrastrutture sia per le persone sia per le merci, un sistema turistico integrato, un’organizzazione fieristica sinergica, la creazione di un polo universitario a indirizzi specialistici, secondo le vocazioni naturali dei vari comprensori, e la rivitalizzazione dell'intera area Appenninica di competenza.

«L’organizzazione di tale “macroregione”, anche in una prima fase transitoria, può e deve essere fondata su un vasto ed efficace decentramento amministrativo, basato sulle specifiche attitudini ed eccellenze vantate dalle singole province, senza dunque eleggere necessariamente un classico capoluogo di Regione - prosegue la nota - La proposta è con precisione quella di una valorizzazione equilibrata di tutti i territori e di tutte le città che confluiscano nella nuova Regione sulla base del principio fondamentale della sussidiarietà territoriale e, quindi, di un rinnovato e moderno sistema democratico». —

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