Il Tirreno

in aula 

Carrara, aveva in casa i ricettari in bianco dei medici. Accusata di ricettazione

Libero Red Dolce
L'avvocato Guido Bernieri
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L'avvocato Guido Bernieri

Trovati dai carabinieri durante una perquisizione nel 2017: «Ero lì da poco, mi dissero di non toccare i documenti»

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carrara. Lei sostiene che quei ricettari di due medici, in totale cinque blocchetti che i carabinieri le hanno trovato in casa, fossero in realtà lì da prima che lei si trasferisse momentaneamente in quel posto per passarci gli arresti domiciliari. Ma a processo per ricettazione c’è finita comunque e ora di fronte al giudice Giovanni Tori sta affrontando il processo.. A difendere la donna, detenuta nel carcere di Perugia per reati non collegati a questa vicenda, è l’avvocato Guido Bernieri. Ieri in aula si sono alternati i resoconti dei due medici e alla fine quello dell’imputata che con precisione ha raccontato la sua versione dei fatti. Spiegando, come vedremo, che quei blocchetti erano lì a sua insaputa.

I medici, il dottor Alessandro Dazzi e Giuseppe Paita, hanno testimoniato di non avere mai visto l’imputata prima, né come paziente né come accompagnatrice. Paita racconta che quando arrivarono i carabinieri facendogli vedere i blocchetti li riconobbe come suoi, ma notando un particolare che non tornava. Era il febbraio del 2018 e i militari si presentarono alla sua porta per provare a ricostruire come fossero finiti in quella casa: «C’era un particolare strano, per così dire - racconta il medico al giudice - e cioè che su quei ricettari il timbro era indubbiamente il mio, ma era riportato un vecchio indirizzo di uno studio nel quale non stavo più. Mi ero trasferito già dal 2014 da un’altra parte, era un indirizzo vecchio».

Proprio su questo dettaglio appunta la sua tesi difensiva Bernieri. Bisogna fare un piccolo passo indietro. L’imputata infatti nel novembre del 2017 viene sorpresa a spacciare, insieme all’ex compagno, in un altro appartamento in affitto. Flagranza di reato e alternativa tra carcerazione immediata o domiciliari se avesse avuto una dimora: decise così di andare a casa del padre in attesa del processo.

Proprio in quella casa, che sostiene fosse in stato di abbandono da un altro, di proprietà del padre, i carabinieri durante una perquisizione trovarono i ricettari dentro un mobile. «Erano insieme ad altre bollette e fogli che mi avevano detto di non toccare - spiega al giudice - io lì dovevo starci per poco tempo e non feci nulla. Peraltro quella casa aveva la porta rotta, si poteva chiudere soltanto da dentro. Dunque quando uscivo chiunque poteva accedere e così è stato per tutto l’anno prima». Il giudice ha stabilito di rinviare per il dibattimento al 12 luglio, avendo l’imputata già preso la decisione di non comparire per allora in aula. —


 

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di Redazione web