Sicurezza
Alla Farmoplant un campionario di veleni
In tre pozzi analizzati da Sogesid concentrazioni fuori limite per molte sostanze: arsenico, ferro, manganese e altre
massa. La più vasta delle aree Sin, il cosiddetto sito d’interessa nazionale, quella della Farmoplant, è un esempio di quanto nella falda acquifera in zona industriale il campionario di veleni sia quantomai vario. E preoccupante, proprio per la presenza congiunta di diverse sostanze in assenza di qualsivoglia studio epidemiologico riguardo la presenza di così tanti veleni in un lembo di territorio sì vasto, ma tutto sommato concentrato. In totale sedici chilometri quadrati.
E se il simbolo della Farmoplant è e sarà per sempre la colonna di fumo che oscurò il cielo il 17 luglio del 1988, la più pesante eredità non la si deve cercare con gli occhi per aria ma scrutando il terreno. O meglio, come dei macabri rabdomanti di veleni, sondando quello che si trova nella falda acquifera sottostante.
C’è di tutto. Si potrebbe partire analizzando le anomale, a dir poco, concentrazioni di ferro rilevate in tre dei pozzi analizzati da Sogesid in quell’area. La concentrazione di ferro, per rimanere nei limiti imposti dal ministero dell’ambiente con il decreto legislativo 152 del 2006, dovrebbe essere contenuto entro i 200 microgrammi per litro. Andando in ordine crescente, in un pozzo si trovano 1466 microgrammi per litro, in un secondo pozzo 1660 e nel terzo 3135 microgrammi. Sulla mappa specifica realizzata da Arpat per ogni sostanza ricercata sono indicati con dei puntini rossi e a guardare bene quella del ferro intorno e dentro l’area Farmoplant sembra che ci sia il morbillo. Decisamente fuori misura anche le concentrazioni di manganese che partendo dal valore ministeriale di 50 microgrammi fa registrare significative concentrazioni che oscillano da 527 a 970 microgrammi, passando per un pozzo da 737. Sono gli stessi tre pozzi dove il ferro è presente in quantità sopra il consentito.
Altri veleni però si sono piazzati in quell’area senza mai andare via negli ultimi trent’anni. C’è il dicloroetilene, con concentrazioni anche 10 volte oltre il limite o il cloruro di vinile, che ha la soglia di contaminazione fissata a 0,5 microgrammi al litro e che arriva persino a 17 microgrammi in un pozzo. Sembra ormai superfluo dirlo, ma è sempre uno dei tre pozzi di cui finora si è parlato. In un pozzo invece l’arsenico è a 12 microgrammi per litro, con la soglia a 10 microgrammi e l’ammoniaca a 3,3 microgrammi (la concentrazione accettabile è al 0,5).Il tempo si è fermato qui. Bisogna rimettere le lancette in movimento, per una volta guardando al futuro con determinazione. —
L.R.D
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