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Cave di Carrara, il sindaco: vogliamo conciliare ambiente, lavoro e turismo

Cave di Carrara, il sindaco: vogliamo conciliare ambiente, lavoro e turismo

La presentazione dei Pabe: un occhio di riguardo sulle sorgenti e i ravaneti. Ma Legambiente: si continua a permettere il riempimento delle cave dismesse 

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CARRARA. Legambiente si dichiara sconsolata e lo fa attraverso le parole di una delle sue voci più autorevoli, il dottor Giuseppe Sansoni. L’argomento sono i Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi (Pabe in sigla), imposti dalla legge regionale 65/2014, che stanno per approdare sul tavolo del Consiglio comunale: un’operazione complessa che ha richiesto all’Amministrazione un enorme lavoro e la collaborazione con una task force di esperti e di professionisti presi a prestito anche dall’ateneo pisano e da Istituti di ricerca.

Quello che sarà il quadro normativo entro cui si dovrà muovere l’attività estrattiva e che dovrà porre fine al tanto deplorato far west delle cave, incontra così le prime aspre critiche durante l’assemblea partecipativa aperta ai cittadini, organizzata dall’Amministrazione. Il sindaco Francesco De Pasquale ha detto fra l’altro: «I Piani Attuativi dei Bacini Estrattivi sono uno strumento urbanistico di fondamentale importanza per la gestione del settore lapideo. Questo strumento definisce infatti i confini normativi dei singoli piani di escavazione, permette una pianificazione lungimirante delle aree estrattive e mette a sistema un mondo, quello dell’escavazione appunto, spesso accusato (a torto o a ragione) di essere senza regole.

Nel ringraziare i consiglieri comunali e i tre assessori – Matteo Martinelli, Sarah Scaletti e Maurizio Bruschi – che con grande dedizione e uno straordinario lavoro hanno permesso di arrivare a questo risultato storico e prima di cedere loro la parola vi ricordo che attraverso i Pabe questa amministrazione vuole avviare il settore lapideo verso una nuova gestione, che concili paesaggio, ambiente, lavoro e turismo. Si tratta di un cambio di direzione che punta a uscire dalla monocultura del marmo ma che, è bene essere chiari, non può avvenire dall’oggi al domani. Noi vogliamo intraprendere con determinazione questa nuova strada. Per farlo abbiamo previsto, ad esempio, la massima tutela per crinali e sorgenti, la valorizzazione dei percorsi storici e turistici, dei sentieri della rete escursionistica ma anche incentivi alle aziende che creano occupazione e che contribuiscono al rilancio economico della nostra città o intervengono per migliorare la sicurezza idraulica del territorio attraverso opere “extra” ovvero che non spettano loro per legge».

Prima dell’intervento di Legambiente, lo staff di lavoro, in primis gli assessori, sono intervenuti per illustrare obiettivi e dettagli. «Obiettivi del Pabe sono la salvaguardia delle Apuane, assicurare lo sviluppo sostenibile, tutelare beni e siti e la tutela dal rischio idrogeologico» ha ribadito durante la sua illustrazione l’assessore all’Urbanistica Maurizio Bruschi cedendo poi la parola all’assessore al Marmo e vicesindaco Matteo Martinelli che ha annunciato: «Vogliamo usare i Pabe come occasione per rilanciare l’occupazione e migliorare il rapporto tra cittadini e mondo delle cave: chi dimostrerà di aver realizzato progetti di nuova occupazione connessi all’attività estrattiva ma anche non strettamente legati alle fasi della lavorazione, potrà avere una riduzione della resa sotto il 25% e un incremento fino al 20% delle quantità da poter estrarre (non superiori comunque a 50.000 mc)».

Per l’assessore all’Ambiente Sarah Scaletti invece il focus del lavoro si è concentrato su sorgenti e ravaneti: «Per la prima volta sono state previste delle specifiche aree di tutela dove si trovano le sorgenti-ha puntualizzato– introducendo limitazioni per le attività estrattive e abbiamo condotto uno studio approfondito dei ravaneti per individuare quelli legati a fenomeni di instabilità e quelli invece capaci di immagazzinare le acque piovane e quindi da tutelare». Dopo di loro si sono succeduti architetti, tecnici e specialisti che hanno contribuito alla stesura dei piani.

«Sono sconsolato-ha preso la parola Sansoni alla fine della presentazione– perché a dispetto di questa concentrazione di intelligenze e guidati dagli obiettivi dichiarati e condivisibili, non si vede cambiare nulla. Le cave Canalbianco, Amministrazione, Rutola, Collestretto e Polvaccio da 15 anni producono oltre il 90% di detriti e il Pabe continua a permettere questo? –chiede il referente di Legambiente– Si continua a consentire il riempimento delle cave dismesse: che si vieti di versare i detriti in cave esistenti perché si sta passando da paesaggio di cave a paesaggio di discariche! E poi c’è l’introduzione di una diminuzione della percentuale della resa dei blocchi rispetto al 25% prevista dal Praer (padre del Pit) e ancora-incalza Sansoni– la scelta di basare tutto sulla premialità anziché sulle prescrizioni rinunciando ad esercitare il potere di tutela: con cave che se premiano l’occupazione le si autorizza a sbriciolare il monte. Resto senza parole: io vedo un aumento della conflittualità sociale” ha chiosato laconico.

Sansoni ha contestato quanto sostenuto durante la presentazione e cioè che i Pabe si siano adeguati al Piano regionale cave che prevede la diminuzione della percentuale di resa sotto il 25%: « Il Pit ha introdotto queste misure su richiesta del Comune di Carrara» ha fatto notare Sansoni. L’altra cittadina intervenuta è stata Claudia Bienaimé che ha ribadito l’esistenza di argomenti da rivedere auspicando comunque la possibilità di aprire un confronto nel periodo delle osservazioni: «Sono contenta che ci sia una normativa finalmente per l’attività estrattiva-ha osservato– anche se ci sono delle cose che non tornano». 
 

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