Sicurezza
Massa, veleni nella falda: dati noti da marzo. Arpat: «Rilevati superamenti»
L’agenzia pubblica tutti i dati: «Inquinamento nelle aree industriali dismesse». I Comuni al lavoro su nuove ordinanze, nessuna conferma sulla chiusura pozzi
MASSA. Si sa tutto da marzo. I dati di Sogesid sulla prima parte di analisi della falda acquifera furono recapitate allora alle istituzioni, comuni di Massa e Carrara e Regione. Si sa da marzo, ma si sa anche da prima, perché i dati non hanno fatto altro che confermare lo stato di pesante avvelenamento delle acque sotterranee nelle aree Sin e Sir prese in considerazione. Ma perché tutto questo ritardo nel fornire i dati, pubblicati da Arpat solo dopo i servizi usciti sulla stampa? Tutto sarà chiarito martedì prossimo, nella conferenza stampa indetta per presentare i dati al pubblico.
Gli uffici tecnici dei due comuni intanto sono al lavoro su nuove ordinanze, da aggiornare allo stato di cose attuale. Perché le analisi di Sogesid, società in house del ministero dell’ambiente, sono state più capillari e specifiche, interessando un’area di 16 km quadrati. E le vecchie ordinanze, che fin dagli anni ’90 furono emanate per vietare l’utilizzo di quell’acqua per scopi idro-potabili ora devono essere rivisitate. Vuol dire una cosa sola: parti di territorio con la falda contaminata in queste anni sono rimaste senza ordinanza.
Il comune di Massa per adesso sceglie la strada del silenzio. Fanno sapere che parleranno ufficialmente soltanto martedì, il giorno della conferenza fissata con i vicini di oltre Foce, Regione e Arpat. Negli ambienti istituzionali si nega che si vada verso la chiusura di pozzi, ma rimane un’ipotesi non da scartare, sulla quale, questa è una certezza, si è comunque lavorato. C’è di sicuro un problema: da lunedì partono le nuove analisi, con la falda a un livello più alto. I pozzi sigillati sarebbero un problema anche per le analisi. Ma anche a questi dubbi soltanto la conferenza stampa potrà dare dei chiarimenti.
Arpat ieri ha chiarito modalità dell’intervento e risultati raggiunti. Chiarendo anche la parzialità dei risultati ottenuti. «In base all'Accordo di Programma, in ultimo sottoscritto nel 2016 da parte delle varie Amministrazioni interessate (Ministero dell'Ambiente, Regione Toscana, Comuni) per la gestione degli interventi di bonifica, la falda acquifera è stata considerata un corpo idrico unitario che si estende, senza interruzioni di sorta, nelle aree Sin e Sir. In particolare l'accordo ha previsto di: aggiornare e integrare la caratterizzazione della falda soggiacente alle aree Sin e Sir individuando le sorgenti di contaminazione pregresse e quelle attive ancora presenti; predisporre un modello idrogeologico che consenta di identificare gli interventi prioritari all’interno di una cornice unitaria; provvedere alla progettazione preliminare dell’intervento di bonifica unitario della falda dell’intera area Sin e Sir».
«Si tratta di una prima fase della costruzione di un quadro conoscitivo aggiornato sulla situazione delle acque sotterranee, necessario per definire il progetto di bonifica della falda, per favorire interventi, mirati ed efficaci, nelle aree in cui la contaminazione è più elevata. I risultati ad oggi conseguiti rappresentano una fase intermedia: le valutazioni sullo stato complessivo della falda potranno essere effettuate solo alla fine del lavoro, particolarmente complesso, che - oltre ad una campagna di campionamenti nei periodi di “morbida” (con la falda a livello più alto) - prevede anche la modellazione idrogeologica, analisi isotopiche e altre indagini utili a disporre del quadro d’insieme necessario per l’assunzione di decisioni scientificamente fondate. I risultati di questa prima fase (relativa al periodo di “magra”, ovvero con la falda al livello più basso) danno atto, sostanzialmente, di uno stato di contaminazione già evidenziato negli studi precedenti: i dati analitici, infatti, hanno confermato l’evidenza di superamenti dei limiti di riferimento (le cosiddette Csc, concentrazioni soglia di contaminazione), per le acque sotterranee principalmente in corrispondenza delle aree industriali dismesse, ribadendo una situazione già nota alle amministrazioni, oltre ad alcune situazioni puntuali».
Arpat ricorda come «il ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per buona parte delle aree in questione - ad eccezione di 4 (Syndial, ex Farmoplant, ex Ferroleghe e Solvay - nella cartina indicate con un perimetro di colore rosso) - ha trasferito le competenze sulle procedure di bonifica alla Regione Toscana, riconducendole al cosiddetto Sir (sito di interesse regionale). In base all'Accordo di Programma, in ultimo sottoscritto nel 2016 da parte delle varie Amministrazioni interessate per la gestione degli interventi di bonifica, la falda acquifera è stata considerata un corpo idrico unitario che si estende, senza interruzioni di sorta, nelle aree Sin e Sir».
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